“Il “Jobs Act” del governo costituisce un buon esempio di come l’assistenzialismo, a favore di pochi prescelti, riesca a camuffarsi di intenti sociali.  L’espressione, rubata tra l’altro, alla propaganda Obama 2011, è il mezzo con cui si cerca di far passare come leggi a favore dell’occupazione, la solita famosa serie di patetici provvedimenti.  L’unico aspetto, apparentemente concreto, riguarda le indennità di disoccupazione, che in realtà, però, sarebbero il filo conduttore tra un lavoro precario e l’altro.  Abbandonata, quindi, definitivamente, l’idea che il lavoro si crea attraverso una nuova politica industriale in grado di rilanciare la domanda aggregata, ma confermando, invece, che il sistema abbia bisogno di flessibilità e assistenzialismo, ecco che, dal primo Maggio di questo anno, entra in vigore la nuova Naspi, nuovo ammortizzatore sociale, che andrà a sostituire la vecchia Aspi. Diversi i cambiamenti dal “vecchio” al “nuovo”, pare proprio si faccia un finto passo in avanti e quattro veri indietro.  Vediamo esattamente come e cosa cambia:
– L’importo: per la Naspi sembra maggiore (1300 Naspi, 1195 Aspi), va però considerato il taglio progressivo.
Con Aspi i beneficiari subivano una riduzione del 15% dopo i primi sei mesi di erogazione e un ulteriore taglio, del 15%, oltre l’anno di disoccupazione; per la Naspi, invece, si riceverà un assegno pieno solo per i primi tre mesi, dopodiché, l’importo dell’assegno, verrà ridotto del 3%.
Praticamente verrà dimezzato l’importo dopo i diciotto mesi.
– La durata: 24 per la Naspi, contro i 18 dell’Aspi, ma il pagamento per la Naspi, è calcolato in base alla storia contributiva del lavoratore e vengono esclusi i periodi lavorativi che precedono i quattro anni. A pagarne di più le conseguenze saranno i precari. – I requisiti di accesso: un anno di contributi per la Aspi, contro gli almeno 30 giorni lavorativi nell’arco dell’ultimo anno e aver versato un minimo di 13 settimane di contributi negli ultimi quattro anni per la Naspi.  Il “nuovo”, comprende anche la Adsi ( Assegno di disoccupazione ), i cui beneficiari saranno solo quelli che hanno potuto usufruire della Naspi, escludendo, quindi, tutti coloro i quali non hanno trovato il primo impiego, tutti coloro che hanno perso il lavoro da più di due anni e tutti quei lavoratori con contratti atipici autonomi. Altra novità è la Dis-Col (Disoccupazione per lavoratori a progetto), dove l’importo dell’assegno diminuisce del 3% dal quarto mese, la durata della prestazione è pari alla metà delle mensilità contributive versate e non può superare i sei mesi. In un mondo del lavoro dove impera la flessibilità, i più “flessibili” sono i più penalizzati,  una vera e propria contraddizione.  Non solo perché sia per la Adsi che per la Dis-Col, il lavoratore perde il diritto all’assegno di disoccupazione, in caso si rifiuti di svolgere attività di riqualificazione professionali o non accetti nuove offerte di lavoro proposte dagli “efficientissimi” centri per l’impiego, il ricatto nel ricatto.  Si continua quindi, e si persevera nel lasciare allo Stato l’onere di un ruolo meramente assistenzialista, a discrezione di pochi tra l’altro, li dove è praticamente inesistente una visione industriale, tecnologica e concretamente innovativa”.

Sportello Sociale di Rifondazione Comunista Civitavecchia

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