Gianni Bono

Il pomodorino del Piennolo del Vesuvio D.O.P.

10 Gennaio 2015

Il pomodorino del Piennolo del Vesuvio D.O.P. è uno dei prodotti più tipici ed antichi dell’agricoltura campana, tanto da essere perfino rappresentato nella scena del tradizionale presepe napoletano. Esso beneficia del terreno vulcanico e del sole generoso: si dice che anche il suo colore “ardente” sia opera del vulcano, poiché secondo la leggenda, le sue radici si nutrono della lava stessa del Vesuvio. Il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio si coltiva con un metodo tradizionale, che prevede l’ausilio di sostegni con paletti di legno e filo di ferro, che evitano che le bacche tocchino terra e fanno sì che ricevano uniformemente i raggi solari. I pomodori, del peso di circa 25-30 grammi, sono rotondi e presentano un piccolo pizzo all’estremità inferiore. La buccia è coriacea e la polpa, soda e compatta, ha un caratteristico sapore dolce dal retrogusto acidulo, dovuto alla particolare concentrazione di zuccheri e sali minerali. Questa varietà è detta anche “del Piennolo”, perché la tecnica di conservazione tradizionale vuole che si formino dei “Piennoli”, cioè pendoli: grappoli interi, raccolti tra luglio e agosto, sistemati su un filo di canapa legato a cerchio, per comporre un unico grande grappolo, conservato sospeso in luoghi asciutti e ventilati. Questo sistema favorisce una lenta maturazione. I pomodorini potranno così essere staccati di volta in volta dal “piennolo” per essere consumati nei mesi successivi. La coltivazione in terreni non irrigui e la buccia particolarmente spessa, infatti, favoriranno la conservazione per tutto l’inverno e, nelle stagioni più favorevoli, sino alla Pasqua successiva alla raccolta. Nel corso dei mesi il Pomodorino, pur perdendo il suo turgore, assume un sapore unico e delizioso, divenendo un ingrediente essenziale di tanti piatti tipici napoletani: regala un tocco inconfondibile alla pizza, alle bruschette, agli spaghetti, alle salse, agli intingoli a base di pesce e a mille altre ricette. In virtù delle sue straordinarie caratteristiche organolettiche, risultanti dalla irripetibile combinazione tra ecotipo, ambiente vesuviano e tecniche di coltivazione e dalla peculiare pratica di conservazione, Il pomodorino del Piennolo del Vesuvio ha ottenuto il riconoscimento comunitario della Denominazione di Origine Protetta e l’associazione Slow Food ha creato un presidio di salvaguardia con l’obiettivo principale di far conoscere le potenzialità di questo prodotto ai consumatori più attenti e curiosi e alla ristorazione di alto livello. Il pomodorino del Piennolo del Vesuvio viene apprezzato sul mercato sia allo stato fresco, che nella tipica forma conservata “al Piennolo”, oppure anche come conserva in vetro, secondo un’antica ricetta familiare dell’area, denominata “Pacchetella”. L’area tipica di produzione e conservazione del Pomodorino del Piennolo coincide con il territorio del Parco Nazionale del Vesuvio. Il pomodorino è ricco di vitamina A e C, di cui sono noti da tempo gli effetti anticancerogeni, di sali minerali quali calcio, fosforo e potassio, indispensabili per il corretto funzionamento del cuore e dei muscoli, e di licopene, che esercita nell’organismo un’azione antiossidante, stimolando la produzione di enzimi che bloccano l’azione cancerogena dei radicali liberi.

LA RICETTA

Ingredienti:

  • 400 g di paccheri di Gragnano;
  • 400 g pomodorini del piennolo del Vesuvio in conserva o freschi “a piennolo”;
  • 120 g parmigiano grattugiato;
  • sale;
  • 1 peperoncino;
  • olio extra vergine d’oliva;
  • 1 spicchio d’aglio; basilico.

In una padella con l’olio fate dorare l’aglio, aggiungete i pomodorini del piennolo del Vesuvio tagliati in 2 parti se freschi oppure versate la conserva e fate cuocere per 10 minuti circa. Aggiungete alla fine basilico e sale. Cuocete la pasta, scolatela al dente e spadellatela con il composto. Mantecate con il parmigiano e servite con peperoncino e basilico fresco.

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