Il piede diabetico (4^ parte)

16 Febbraio 2020
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(continua dall’edizione precedente)

Nella cura della infezione del piede diabetico la terapia antibiotica tiene conto di una serie di fattori:

  • Modalità di somministrazione dei farmaci
  • Tipologia di antibiotico o regime per la terapia iniziale
  • Eventuali modifiche della terapia iniziale
  • Durata della terapia
  • Risposta del paziente alla terapia

In casi più seri la terapia del piede diabetico è chirurgica, con interventi di rivascolarizzazione e/o di ricostruzione, in sala operatoria, dei rapporti articolarti tra le ossa. In questo modo vengono salvati anche arti con grandi deformità che, in passato, erano destinati all’amputazione.

È possibile, tramite chirurgia plastica ricostruttiva, effettuare innesti di pelle e ripristinare le condizioni ideali per il paziente.

Vista la gravità della condizione, il trattamento del piede diabetico richiede una valutazione multidisciplinare che comprende un team composto da diabetologi, podologi, tecnici ortopedici, chirurghi, angiologhi, medici di base. I pazienti colpiti da diabete dovrebbero seguire tutte le indicazioni fornite dal medico per attuare un efficace programma di prevenzione in grado di minimizzare il rischio di lesioni ai piedi, come calli, infezioni e quant’altro.

La cura della lesione passa attraverso una serie di procedimenti che mirano a pulire la ferita dal materiale non vitale (debridement), a debellare l’infezione e a gestire la produzione dei fluidi emessi. La cura ottimale delle ferite si effettua in ambiente umido, ma tale procedimento può essere sconsigliato in taluni casi e, di conseguenza, la gestione dell’ulcera può richiedere il trattamento in ambiente secco. La decisione di utilizzare un sistema piuttosto che un altro è dettata dalla presenza o meno di ischemia. Un piede ischemico con bassissimo apporto di sangue richiede una medicazione secca fino a quando non si ripristina il normale flusso sanguigno.

Se l’apporto di sangue è normale, le ulcere si curano con la pulizia del tessuto devitalizzato. Questo procedimento può avvenire in differenti modi, a seconda della rapidità richiesta per liberare la ferita dalla parte non vitale (necrosi). La necrosi fornisce un terreno molto fertile per la moltiplicazione dei batteri, quindi è imperativo che venga rimossa il prima possibile. Come già accennato, un ruolo fondamentale è svolto dalle ortesi plantari e relative calzature. Il plantare deve essere su calco di riequilibrio pressorio multistratificato:

  • Strato interno: Materiale soffice per dare sollievo alle aree di iper-pressione.
  • Strato intermedio: materiale elastico che aiuta lo scarico e massimizza l’area di contatto
  • Strato esterno: materiale meno elastico per supportare forma e funzione del piede

Il plantare non deve presentare spinte e/o correzioni, ma solamente zone di scarico situate nelle aree di iperpressione del piede, prevenendo così l’insorgenza di ulcere pressorie, rischiose per il paziente diabetico. Anche la calzatura deve avere caratteristiche particolari quali:

  • Assenza di cuciture interne, specie nei punti di frizione (calcagno, bordi laterali).
  • Tomaia morbida, deformabile o termoformabile
  • Suola morbida o semirigida in prevenzione primaria, rigida in prevenzione secondaria.

Alcune calzature possono presentare delle modifiche alla suola, quali un fondo basculante detto a “barchetta”, utilizzato in prevenzione secondaria, che hanno lo scopo di non portare il carico al di sotto delle teste metatarsali durante l’ultima fase del passo.

(fine)


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