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Il mostro di Merano

30 Novembre 2015

L’8 febbraio del 1996 una coppia di amanti, Hans-Otto Detmering e Clorinda Cecchetti, vengono ritrovati senza vita lungo il torrente Passiro, a Merano.
Ad ucciderli, un colpo di pistola che ha perforato ad entrambi la nuca.
Tutto fa pensare ad un delitto passionale o una vendetta per motivi economici, e per questo gli inquirenti iniziano ad indagare sulla moglie di Detmering, come unica possibile colpevole. Passano alcuni giorni, e la sera di San Valentino, in un campo vicino alla sua casa, viene ritrovato il corpo di Umberto Marchioro. Anche lui è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa. Incredibilmente, i proiettili risultano essere partiti dalla stessa arma che ha freddato Detmering e Cecchetti. Le indagini portano all’arresto quasi immediato di Luca Nobile, tossicodipendente della zona.
Il caso sembrerebbe essersi chiuso con facilità, ma neanche una settimana dopo arriva l’ennesima cattiva notizia: è morto Paolo Vecchiolini, anche lui colpito alla testa mentre passeggiava nel centro di Merano con la fidanzata dalla stessa arma da fuoco dei precedenti omicidi. È a questo punto che gli inquirenti si rendono conto di trovarsi davanti a un vero e proprio Serial Killer. Sull’identità dell’uomo, però, non c’è alcuna traccia o indizio. Sembrerebbe un caso irrisolvibile, ma la soluzione arriva quasi a sorpresa pochi giorni dopo, il primo marzo. In quella data, infatti, Tullio Melchiorri viene ritrovato senza vita, anche lui freddato a causa di un colpo di pistola alla testa. Questa volta vicino alla vittima vengono ritrovati anche alcuni biglietti di scherno da parte dell’assassino.
Tutti i messaggi sono stati scritti in tedesco e contengono minacce razziste rivolte agli italiani presenti nel Sud Tirolo. Tra di essi anche un bigliettino con su scritto: “Anche questa volta siete arrivati in ritardo”. Nella casa non ci sono tracce di aggressione, quindi il serial killer deve conoscere la propria vittima.
Questi indizi e alcune testimonianze raccolte portano ad un solo nome: Ferdinand Gamper, vicino di casa di Melchiorri, conosciuto in paese per il forte odio sempre dimostrato nei confronti degli italiani. Gli inquirenti lo cercano per interrogarlo, ma Gumper sembra non essere più in casa.
L’uomo si è infatti rifugiato nel proprio maso. Rintracciato dalle forze dell’ordine, intorno al nascondiglio dell’assassino, che si rifiuta di uscire e collaborare, si scatena una vera e propria sparatoria, in cui perde la vita il maresciallo Guerrino Botte. L’assedio però non si ferma e, messo alle strette, Gamper decide quindi di prendere il fucile e suicidarsi senza dare alcuna spiegazione, sparandosi alla testa proprio come aveva sempre fatto con le proprie vittime. Si conclude quindi così il triste capitolo legato al mostro di Merano. Se a spingere Ferdinand Gamper ad uccidere sei persone sia stato davvero solo un forte odio razziale nei confronti degli italiani presenti nel Sud Tirolo o sia stata semplice e pura follia rimarrà per sempre un mistero.

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