Il delitto del G8

10 Giugno 2015

Genova. Ore 17.27 del 20 luglio 2001. È in corso il vertice del G8, la riunione dei capi di governo dei paesi maggiormente industrializzati del mondo. È stata una giornata caratterizzata da violenti scontri tra forze dell’ordine e i manifestanti (associazioni pacifiste, movimenti no-global, disobbedienti, gruppi di Black Block). Carlo Giuliani, un giovane di 23 anni d’età, viene ucciso da un colpo d’arma da fuoco, mentre si trova in piazza Alimonda. Una serie di fotografie scattate da Dylan Martinez, un fotografo dell’agenzia Reuters, documenta, momento per momento, il drammatico e tragico evento: una Land Rover Defender dei carabinieri rimane apparentemente bloccata contro un grosso cassonetto per rifiuti e un’altra Land Rover dell’Arma; il mezzo viene preso d’assalto da un gruppo di manifestanti; un estintore viene scagliato contro la Land Rover e manda in frantumi il vetro posteriore del veicolo; lo stesso estintore, caduto in terra, viene raccolto da un giovane con il volto coperto da un passamontagna, che poi lo solleva con le braccia, come avendo l’intenzione di lanciarlo nuovamente contro la Land Rover; dall’interno del veicolo un carabiniere punta la pistola d’ordinanza verso i manifestanti e spara due colpi; uno dei proiettili attinge il giovane che solleva l’estintore; il giovane cade a terra; la Land Rover, nel tentativo di uscire dal cul de sac in cui si trova bloccata, fa delle manovre, una in marcia indietro e una verso l’avanti, sormontando per due volte il corpo del giovane riverso a terra. Le immagini fanno il giro del mondo. Le indagini successive, appurano che a bordo della Land Rover c’erano il carabiniere Filippo Cavataio, di anni 23, l’ausiliario Mario Placanica, di anni 20 e l’ausiliario Dario Raffone, anch’egli di anni 20. A sparare è stato Mario Placanica che, insieme a Filippo Cavataio, che guidava la Land Rover, viene indagato per omicidio dalla Procura della Repubblica di Genova. Il successivo iter processuale è caratterizzato da consulenze tecniche, a volte contrastanti tra loro, con l’iconografia in possesso dei mass media e degli inquirenti e con le testimonianze rese dai presenti al fatto, che, comunque, si concludono con un parere tecnico motivato (non condiviso dai consulenti tecnici della famiglia Giuliani che ritengono che il colpo d’arma da fuoco sia stato esploso direttamente contro il loro familiare), circa il fatto che il proiettile mortale venne esploso da Mario Placanica con direzione verso l’alto, quindi impattò contro una pietra lanciata da un manifestante contro la Land Rover, venne deviato dalla sua traiettoria originale e giunse, infine, a colpire Carlo Giuliani. Il 5 maggio 2003, la dottoressa Elena D’Aloiso, G.I.P. presso il Tribunale di Genova, su richiesta del Pubblico Ministero dottor Silvio Franz, in base agli accertamenti tecnici fatti espletare, ha prosciolto sia Filippo Cavataio, ritenendo di poter escludere “una sua responsabilità a qualunque titolo nella morte di Carlo Giuliani”, che Mario Placanica, avendo quest’ultimo fatto un uso legittimo dell’arma d’ordinanza e avendo, inoltre, agito per legittima difesa. Relativamente a quest’ipotesi ricostruttiva dei fatti, dissente anche Mario Placanica che, nell’agosto 2008, assistito dal suo legale di fiducia, avvocato Carlo Taormina, sporge una denuncia contro ignoti, osservando che dalle consulenze tecniche effettuate sul corpo di Carlo Giuliani non risulterebbe la presenza di residui dovuti alla camiciatura dei proiettili che sono utilizzati nella pistola d’ordinanza che aveva in uso e, quindi, introducendo l’ipotesi che il colpo mortale possa essere stato esploso da un’altra arma.

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