Il cancro bianco

25 Giugno 2020
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Arresti e sequestri ovunque: un fiume di cocaina sta invadendo Civitavecchia nel disinteresse generale. Eppure i risultati (pessimi) si vedono per le strade. E non solo.

Quando le case di Civitavecchia si sono riaperte dopo il lockdown, vi è uscito il bisogno di un fiume di cocaina.

Ciò che è avvenuto in queste settimane, e che possiamo raccontare grazie al provvidenziale lavoro delle forze dell’ordine, dovrebbe far suonare fortissimo i campanelli d’allarme: 27 aprile, donna presa alla stazione con 15 grammi di cocaina; 14 maggio, 30enne fermato con 20 grammi e gioielli in auto; 23 maggio, sgominata una banda di tre persone in via Tarquinia, sequestrati 85 grammi; ancora, 25 maggio, un arresto per coca (ma anche hashish e marijuana). Ancora, un giovane spacciatore beccato nei luoghi della “movida”. Poi il caso dei 54 chili di coca nascosti in un frigo in porto. Ultimo, il 58enne con trenta grammi e tutto fa pensare che purtroppo non sia finita.

Chiaramente, non è solo questione di cronaca nera, ma una emergenza sociale che rischia di far saltare il tappo in determinati ambienti.

Che la cocaina si annidi nei luoghi di ritrovo è un dato di fatto, ma sospetti della sua presenza si fanno sentire un po’ ovunque.

Come non pensare che dietro i tanti comportamenti fuori dalle righe, e magari anche all’origine di alcuni eventi inspiegabili che la città si è trovata di fronte, non vi possano essere delle pratiche di abuso di sostanze stupefacenti?

E soprattutto, come difendersi?

Senz’altro non giustificando, né nascondendo la polvere sotto il tappeto. Soprattutto se bianca.

È il momento di ribellarsi ad un futuro popolato da strafatti, per le strade e chissà dove altro.

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