bullismo

Il bullismo

13 Novembre 2015
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Cos’è – I dati statistici
Fenomeno di notevole rilevanza sociale, che scaturisce da un disagio relazionale diffuso, soprattutto nei giovani e negli adolescenti e che può variare di entità, presentando forme diverse nell’età più adulta: il bullismo. Dati relativi ad una recente indagine sul bullismo nelle scuole superiori, hanno fornito dati allarmanti, per non dire sconcertanti: uno ogni due ragazzi, subirebbe violenza verbale, psicologica e fisica; il 33% sarebbe vittima ricorrente di abusi; i soprusi verbali prevarrebbero rispetto a quelli fisici, tanto che il 42% del campione verrebbe fatto oggetto di prese in giro; il 30% avrebbe subito offese; il 23.4 % calunnie; il 3.4 % violenze psicologiche ed isolamento, mentre l’11% avrebbe subito minacce. Nell’era dei social, una nuova forma di bullismo, detta cyber-bullismo, affligge molti giovani, in alcuni casi, inducendoli anche al suicidio.

IL BULLO
Il profilo del bullo, si sintetizza in un soggetto al quale piace dominare le sue vittime, infliggendo loro sofferenza fisica e psichica, imponendo a queste la sua superiorità, sia per età, che per prestanza e forza fisica, prepotenza, arroganza ed identità di genere. Il persecutore non sa riconoscere i propri sentimenti e presenta problemi propri, sfogando con una buona dose di vigliaccheria sui più deboli il proprio malessere, che può derivare da tantissimi fattori, quali: la famiglia, la scuola e la società in genere, rimanendo indifferente alle sofferenze della vittima, che al contrario, lo fanno sentire forte innanzi agli altri e ricevendo per questo, una sensazione di appagamento e realizzazione del proprio “io” interiore. C’è da dire in proposito al profilo psicologico del bullo, che in alcuni casi, l’inizio delle sue malefatte, potrebbero condurlo al “debutto” di una vera e propria carriera criminale. Infatti, secondo due studiosi, Goffman e Baker, autori della teoria sociologica della devianza, così detta “Teoria dell’ etichettamento”, o della relazione sociale, (Labelling Theory), all’autore del reato potrebbe essere assegnata l’etichetta di criminale, trasformandolo così in un potenziale delinquente cronico. Tale processo, farebbe seguito anche alla conseguente diffidenza, disistima, condanna e disapprovazione da parte della società nei confronti dell’autore delle azioni, finendo per convincere anch’egli, di essere effettivamente un criminale e che soprattutto nei soggetti più deboli, potrebbe dare inizio, ad una vera e propria carriera criminale, rendendo possibile il passaggio, da un’azione originaria, seppur grave, ma perpetrata solo per gioco o spavalderia, a forme di devianza molto più gravi, dovute anche alla conseguente separazione ed ostilità dal tessuto sociale. Gioca inoltre sul ruolo del bullo, il gruppo e le sue dinamiche, (studiati dalla psicologia sociale), che vede sicuramente il bullo, nella posizione di un leader, seguito dal resto dei membri, i quali, uniformandosi al “capo”, hanno ognuno una loro collocazione all’interno del gruppo stesso, prendendo anche per questo, ulteriore forza e sicurezza e agendo nei confronti della vittima, in “branco”, denotando in tal senso notevole vigliaccheria.

DONNE BULLO
Le donne bullo, sostanzialmente non differiscono molto dai loro colleghi di sesso maschile, avendo in comune più o meno le tesse caratteristiche, ma si rivelano di solito, molto più astute ed acute rispetto ai loro coetanei di sesso opposto, usando infliggere nelle loro vittime, prevalentemente violenza psicologica, mediante prese in giro, sia relativamente al loro modo di vestire, che per l’aspetto fisico, maquillage e quant’altro, molto spesso escludendole ed allontanandole dal gruppo e dalle sue attività.

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VITTIMOLOGIA
La vittima dimostra di solito maggiore sensibilità alle vessazioni e presenta caratteristiche psico-fisiche più deboli rispetto al normale e risulta incline alla vittimizzazione. Si isola in una sorta di silenzio ed ha paura di riferire relativamente alle persecuzioni che sta subendo.

ATTI DEL BULLISMO – DANNI E RESPONSABILITA’
Insulti, offese, prese in giro, diffamazioni, false accuse, anche a mezzo di scritti; postare video di atti persecutori, razzismo, critiche immotivate, piccoli furti, estorsione, minacce, violenza privata, aggressione e giochi violenti, lesioni personali, esclusione dal gioco, percosse, danneggiamento di cosa altrui, sequestro di persona, induzione al suicidio e cagionare la morte, sono le azioni e le conseguenze degli atti di bullismo. I danni che ne conseguono, possono essere anche molto gravi: sia morali, che fisici che biologici, che esistenziali e possono anche protrarsi per l’intera esistenza. Le responsabilità, possono essere sia civili che penali; secondo il nostro ordinamento penale, il bullo minore degli anni 14, è ritenuto incapace di intendere e di volere, non essendo imputabile, risponderanno pertanto delle sue azioni genitori, tutori, insegnanti, mentre il bullo di età compresa tra i 14 ed i 18 anni, è considerato parzialmente capace di intendere e di volere, e risponderà delle sue azioni, anche unitamente ai soggetti già citati, secondo il libero convincimento del giudice presso il tribunale dei minori del luogo in cui è stata commessa la violazione e secondo le prove e le perizie a disposizione dello stesso, per ultimo, il bullo di età maggiore degli anni 18, salvo diverso parere, è considerato capace di intendere e di volere e quindi, totalmente imputabile. La “culpa in educando” ricade sul genitore ed il tutore, mentre la “culpa in vigilando”, sugli insegnanti e quella in “organizzando”, sulla scuola, (preside-direttore), la quale dovrebbe prevedere anche alla realizzazione di uffici ad hoc, ai quali le vittime possano rivolgersi in caso di fenomeni di bullismo, che si dovessero verificare all’interno della struttura. Resta ferma la discrezionalità del giudice in riferimento ai minori per i casi più gravi, della decadenza della potestà genitoriale e dell’affidamento ad una casa famiglia.

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QUALI SOLUZIONI?
Sicuramente è fondamentale che la vittima prenda coscienza di ciò che sta accadendo, parlandone senza paura ed indugio ed esprimendo ciò che si pensa, con genitori, parenti, insegnanti ed amici, che non debbono prendere “sotto gamba” quanto riferito, ma anche denunciando i fatti alle forze dell’ordine, perché come abbiamo visto, molto sinteticamente, molti atti, all’apparenza non estremamente gravi, possono sfociare in illeciti anche di natura penale di estrema gravità, comportando peraltro, anche danni di natura civile, risarcitoria, di rilevante entità.E’ contestualmente opportuno e necessario, rivolgersi ad un apposito servizio di assistenza, quali servizi sociali, psicologici ed associazioni di volontariato, che possano prendere in cura ed aiutare la vittima, conducendola ad una veloce risoluzione dei problemi cui è stata sottoposta, ma anche in modo da tentare di recuperare per quanto possibile dalla devianza, e dal reiterarsi dei fatti, il suo persecutore. Non per ultimo, c’è sicuramente da sottolineare l’importanza rivestita dal ruolo delle famiglie, che in troppi casi e per vari motivi, viene a mancare, soprattutto per il bullo, nonché quella della scuola e delle istituzioni presenti sul territorio, ma anche dell’educazione civica, purtroppo, materia assente da tempo nel nostro sistema d’insegnamento, che dovrebbe prevedere tra l’altro il rispetto del prossimo, con particolare riferimento, alle figure più deboli per carattere, genere e prestanza fisica e per avere la sfortuna di essere portatori di determinate patologie.



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