I SERIAL KILLER – Le avvelenatrici di Roma (3^parte)

27 Settembre 2018
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All’epoca, Roma, che stava estendendo il suo impero in gran parte dell’Europa, dei Paesi Balcanici, dell’Africa e del Medio Oriente, schiavizzava i popoli conquistati, utilizzandoli come servitù e per la  costruzione delle opere necessarie all’espansione dell’Impero, ma anche per i violenti e mortali giochi nelle arene che servivano a divertire e distrarre il popolo ed a sollazzare i regnanti. Inevitabilmente, anche Locusta, fu resa schiava, ma senza che questa condizione le divenisse pesante più di tanto, proprio perché la conoscenza delle piante e delle loro virtù, nella città di Roma, le risultò molto utile e quanto mai apprezzata. Si racconta, che tra le sue specialità, vi fosse quella di trasformare in polvere le essenze arboree, soprattutto quelle contenenti il potentissimo arsenico, usando anche funghi tossici, cicuta, oleandro, ricino e tantissime altre piante, che usate in modi diversi, possono essere come detto, utili a curare alcune determinate malattie o patologie, ma altrettanto letali se somministrate in particolari casi o dosaggi.

E come nel caso delle avvelenatrici romane del 331 a.C., Locusta era la soluzione giusta, per  chi voleva sbarazzarsi di una persona scomoda, ma soprattutto influente, senza lasciare tracce, con decessi che apparivano come avvenuti per circostanze naturali. Messalina, Agrippina, sembra si siano servite anche loro degli intingoli velenosi di Locusta, per sbarazzarsi di amanti e mariti, divenuti oramai scomodi o noiosi o dai quali ereditare tesori inestimabili. L’attività di Locusta, non passò però inosservata, tanto che venne condannata come assassina avvelenatrice, salvata poi dall’imperatrice Agrippina, che in cambio della sua vita le chiese di uccidere Claudio, ricevendo in permuta, per adempiere a tale compito, un contenitore con all’interno della velenosissima polvere bianca.

L’imperatore, dopo aver ingerito più volte il veleno ed un bel piatto di funghi di cui era ghiotto, “condito” con la polvere fatale, iniziò ad agonizzare, entrando poi in coma e morendo dopo poche ore, tra le braccia della consorte che fingeva di consolarlo. Dopo la morte dell’imperatore, Locusta ebbe un fiorente ritorno alla sua attività, ricevendo ulteriori ingaggi dalla famiglia imperiale e successivamente anche da Nerone, figlio dell’imperatrice, il quale tra l’altro le offrì la libertà a patto che uccidesse Britannico, il figlio di Claudio, divenendo per questo una donna molto “utile” e rispettata e ospitata nel palazzo e nei luoghi privati dell’imperatore.

Varie furono le prove di Locusta finalizzate a trovare il veleno più idoneo ad uccidere Britannico che aveva appena 14anni, tanto che il primo tentativo fu solo foriero per la vittima di una sorta di brutta indigestione, che mandò su tutte le furie Nerone, il quale, a seguito dell’esperimento andato a male, arrivò a minacciare di morte l’avvelenatrice qualora avesse nuovamente fallito nel suo tentativo di uccidere il giovane.



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