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Hcs, si salvi chi può

20 Febbraio 2013
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Correre ai ripari? Sarebbe possibile per il passivo che le società municipalizzate accumulano ogni anno. Ma ritirarsi su da quel baratro di ventisette milioni accumulato, non è possibile. Su questo aspetto i liquidatori di Hcs hanno dato poche speranze alle forze di maggioranza, riunite ieri a Palazzo del Pincio in una delle conferenze più delicate che si siano mai registrare sotto il tetto comunale. Un tetto che, questa è la novità, non può più coprire il buco di Città Pulita, Argo e comunque di Hcs nel suo complesso. Nessuna decisione è stata tuttavia presa. Non era ieri il momento. La questione è infatti nelle mani anche del tribunale, che per il 7 marzo ha fissato un’udienza determinante per il futuro delle aziende e dei loro lavoratori. Però i liquidatori hanno in qualche misura anticipato agli amministratori ciò che diranno ai giudici. Non che fossero segreti: prima ancora della campagna elettorale della scorsa primavera, i conti erano stati oggetto di un serrato confronto, che per la verità già da tempo ventilava, tra le possibili opzioni, la vendita, per intero o in quota parte, dei pacchetti azionari.

Ovviamente comunque l’incontro di ieri non era di natura prevalentemente tecnica, ma politica. E politicamente il problema dovrà ora essere affrontato dalla maggioranza che sostiene il sindaco Tidei, nei prossimi giorni. Molta curiosità c’era attorno all’atteggiamento che avrebbero avuto i rappresentanti di Sel. Pare che sia stato di apertura al confronto, anche se a guardarla da qualsiasi angolazione la faccenda sembra avere ben pochi sbocchi se non quello della vendita.

Quale vendita? Totale o parziale? E se parziale, vendita verticale (cioè quota parte del pacchetto di Hcs) o orizzontale (e quindi di rami d’azienda)? Questo è il punto al quale pare essere giunto lo stato dell’arte. E questa è la domanda sostanziale che Tidei ha posto e sta ponendo alle forze della maggioranza che lo sostengono, senza dimenticare mai di ricordare a tutti che le responsabilità non sono certo dell’attuale amministrazione. Domanda non pressante: c’è tempo per riflettere, un paio di settimane. E se non sono poche, basteranno un paio di elementi a chiarire che è il caso di farsele bastare. Primo: l’avvertimento planato ieri sul tavolo degli amministratori: i creditori non hanno alcuna intenzione di dilazionare o fare sconti. Tra i più aggressivi c’è la Mad, la società della discarica, che vanta 5 milioni di euro di crediti. E li vuole praticamente subito. Secondo: il Tribunale non concederà alcuna deroga in mancanza di piani industriali credibili. E vagli a spiegare come fare di aziende sgangherate, in continua perdita, degli strumenti capaci di tirar fuori dal nulla milioni di euro di ricavi, senza ricorrere alla vendita.





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