Fratture vertebrali (4^ parte)

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Fratture del rachide da osteoporosi

L’incidenza delle fratture vertebrali da osteoporosi aumenta con l’aumentare progressivo dell’età. Tale complicanza può comportare svariate complicanze quali dolore e limitazioni nelle attività di vita quotidiana, fino ai casi più gravi che comportano la completa inattività. In caso di fratture vertebrali multiple a livello del tratto dorsale, il paziente può sviluppare un grave quadro di cifosi che determina l’insorgere di una patologia polmonare. In tali pazienti, la mortalità associata a cause polmonari è aumentata di circa tre volte. Il trattamento può essere conservativo o chirurgico, in base al quadro clinico e anatomo-patologico. Le opzioni terapeutiche sono essenzialmente tre:

  1. Trattamento conservativo
  2. Procedura percutanea di cementoplastica
  3. Trattamento chirurgico

Il trattamento conservativo prevede un riposo a letto di 3-4 settimane con un ortesi toraco-lombare a tre punti in iperestensione. In seguito il paziente può deambulare esclusivamente con busto ortopedico mono o bivalva. La terapia medica associata, consiste nella somministrazione di farmaci per il controllo del dolore, per la prevenzione della malattia tromboembolica e per il trattamento dell’osteoporosi. Il trattamento conservativo prevede ovviamente dei limiti, quali la guarigione lenta, il rischio di patologie correlate all’immobilità (trombosi venose, infezioni delle vie respiratorie, etc) ed eventuale deformità residua. Per tali motivi, questa tipologia di trattamento non è consigliabile in pazienti anziani affetti da malattie cardio-respiratorie e in scarse condizioni generali. Le tecniche di cementoplastica sono indicate nel trattamento di fratture vertebrali sintomatiche, senza compressioni neurologiche. In caso di frattura vertebrale pluriframmentaria con crollo strutturale totale del corpo, associata a un danno neurologico, è indicato il trattamento chirurgico di decompressione delle strutture mielo-radicolari, stabilizzazione del segmento e artrodesi.

Fratture del rachide pediatrico

Nel rachide pediatrico è importante sottolineare l’aumentato potere di guarigione delle strutture osteo-legamentose rispetto alla popolazione adulta, condizione che suggerisce l’utilizzo di trattamento conservativo anche in lesioni più gravi. Inoltre le caratteristiche di elevata flessibilità nel rachide del bambino fanno sì che esso sia meno sottoposto a fratture o lussazioni, tuttavia tale flessibilità espone viceversa al rischio di lesioni del midollo spinale. Un’altra lesione caratteristica del rachide pediatrico è la lussazione rotatoria dell’atlante rispetto all’epistrofeo, che a volte può manifestarsi in associazione a sindrome di Down o con un’infezione faringea. Queste condizioni sono le cause del torcicollo del bambino, ed è di frequente autolimitantesi. In caso di irriducibilità è necessario un intervento di artrodesi C1-C2 per via posteriore.

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