Forum ambientalista: “Che fine ha fatto l’urna cineraria d’epoca Villanoviana? cosa si sta facendo per valorizzare il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia”

2 Novembre 2013

Intervento del Forum Ambientalista che si interroga su che fine abbia fatto l’urna cineraria d’epoca villanoviana presso il Museo di Civitavecchia. “Passeggiare per il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia, luogo che avrebbe le carte in  regola per essere fonte importante di cultura e di ricerca, ma che invece ha purtroppo l’aspetto di un  salotto vintage di qualche nobile decaduto, con poche luci e teche mezze vuote, lascia sempre una  stretta al cuore.  Sappiamo bene che non tutto è esposto per mancanza di fondi e di spazi, ma certo è che, pur  nell’esiguità dei fondi, un maggiore interesse delle istituzioni tutte, comunali e sovracomunali,  potrebbe valorizzarne, e non poco, il ruolo,  mettendone in luce, e pubblicizzandone, i pezzi  più belli.  Al contrario non solo questa struttura che  potrebbe assurgere a vanto del comprensorio ha  un ruolo di secondo piano, ma siamo costretti ad  assistere ad una sistematica spoliazione dello stesso. Ci siamo, ad esempio, resi conto che  l’urna cineraria d’epoca Villanoviana ( X sec.  a.C.) – testimonianza dei riti funebri dell’epoca  che prevedevano che i corpi venissero cremati e  le ceneri raccolte in urne che riproducevano le  tipiche abitazioni contemporanee, ovvero le  capanne appenniniche – da sempre collocata nel  nostro Museo e riportata in decine di libri di storia  ed archeologia, non è più esposta. Peraltro  quanti sono addetti a ricevere il pubblico non  ricordano nemmeno l’oggetto in questione  nonostante scorrendo alcuni testi di storia locale si scopra che nel nostro Museo erano esposte  varie urne Villanoviane.  Vogliamo pensare che, data l’età – 3000 anni circa – le urne, e quella in particolare, siano state  sottoposte ad un restauro o che magari siano state temporaneamente date in prestito ad altre strutture  per la realizzazione di mostre, ma ci auguriamo di vederla/e tornare al più presto al proprio posto,  consapevoli che i reperti vanno lasciati nel territorio di ritrovamento. Magari su questo i responsabili del Museo potrebbero fornirci qualche risposta mentre i loro omologhi comunali potrebbero renderci note le modalità con le quali pensano di tutelare un bene che appartiene
al patrimonio storico della collettività del territorio nonché le eventuali progettualità, semmai sono state predisposte, per valorizzarne e promuoverne la funzione di risorsa culturale nonché di attrattiva turistica.  Con oltre due milioni di crocieristi che sbarcano nella nostra città ci sembra il minimo che si possa fare”.

image_pdfScarica articolo (pdf)image_printStampa articolo


DIBIAGIO


WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com