EDUCARE LA MENTE di Alessandro Spampinato

22 Giugno 2018
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Cos’è la mente? Qual è la sua funzione? Sono domande difficili soprattutto perché si parla di qualcosa che di sicuro c’è ed esiste ma che non essendo un oggetto fisico non si può pesare, vedere, toccare. Possiamo, quindi, solo descriverla concettualmente e verificare con il ragionamento se il discorso ci torna. Diciamo, per iniziare, che l’io, o coscienza, la utilizza per pensare. È, dunque, un qualcosa, come una specie di corpo, che utilizziamo come utilizziamo il nostro corpo fisico per agire, spostarci, comunicare, ecc. La mente pensa e i pensieri hanno diversa natura. Si può pensare con frasi, con immagini, con concetti astratti e con simboli. C’è una mente concreta razionale e logica con cui facciamo i nostri ragionamenti sulle cose concrete, sui fatti, sulle cose che dobbiamo fare, ecc. e c’è una mente astratta con cui intuiamo, comprendiamo l’essenza e i significati di ciò che ci accade, di ciò che ci circonda. Il pensiero concreto è come un contenitore che porta in sé un significato. Così, ad esempio, se analizziamo il caso della sig.ra Roberta (nome di fantasia) che lamenta una sofferenza e un dispiacere nelle situazioni conviviali e gioiose possiamo comprendere come la mente giochi un ruolo fondamentale alla salute dei rapporti soprattutto quelli affettivi e d’amore. Roberta descrive una domenica pomeriggio passata in famiglia e con amici a casa sua. Mentre parlano allegramente e affettuosamente le attraversano i seguenti pensieri: “sono fortunata, ho un bel lavoro, una vita felice, tanti amici, una bella famiglia” e si rappresenta l’immagine di sé che ride insieme alle persone care che la abbracciano. Con ogni probabilità una persona con questi pensieri e questa immagine in mente si sentirà bene e sarà contenta. Ma se a questo livello di concretezza corrispondono significati astratti e concettuali che evocano pensieri automatici, e quindi non del tutto consapevoli, del tipo: “la felicità va meritata!”, “quando il diavolo ti sorride inizia a preoccuparti!”, “la felicità ha un prezzo!”, “tutte le cose belle prima o poi finiscono!”, “ecco, sono felice, quindi adesso mi arriverà una sventura!”, allora la persona in questione, nel mentre sorride e abbraccia le persone care, potrebbe sentire dentro di sé un vissuto di paura e di tristezza. Lei ride ma dentro è triste e frenata nello slancio. Proseguendo in questa analisi potremmo aggiungere che, a generare questi pensieri automatici a carattere negativo e i relativi stai d’animo, sono contenuti concettuali appresi nella famiglia di origine. I suoi genitori erano credenti e dediti ad un gruppo di preghiera fortemente strutturato dove venivano impartite lezioni di dottrina. Per i suoi genitori: “il riso abbonda sulla bocca degli stolti”, “il sacrificio e la rinuncia sono valori spirituali”, “il dolore è un dono ed un’offerta a Dio”, “il sesso e il piacere sono dei peccati”. Si può quindi ben capire come quei pensieri automatici negativi sono generati dalla colpa di essere una persona spensierata, felice e che sta bene. La punizione è la giusta conseguenza per chi pecca del piacere e della gioia di sé e degli altri. Se aggiungiamo un livello di analisi ancora più profondo che metta in luce l’interesse di questa persona a comportarsi bene per non deludere e non essere punita ma essere amata e apprezzata, possiamo capire il perché quel sorriso e quell’abbraccio sono privi di amore, slancio, piacere e partecipazione. Perché così facendo non delude né le persone né i genitori né Dio. Sorride e abbraccia per gratificare gli altri, ma con tristezza, paura e distacco per non deludere i genitori e Dio. L’educazione ricevuta e l’idea di Dio e di sé in questa persona sono così atrofizzate da portarla a vivere una vita senza vita e un amore senza amore! Il percorso terapeutico ha insegnato a questa persona a riconoscere e consapevolizzare i suoi percorsi mentali e queste idee e a ristrutturare la sua mentalità. Ora Roberta non si rappresenta più come figlia ma come donna adulta responsabile di sé e della sua vita, ha un buon rapporto con Dio perché non lo vede più come un padre punitivo e bigotto ma come la fonte della vita e dell’amore e ha perdonato i suoi genitori, cui ancora vuole bene, perché li ha capiti nelle loro convinzioni e nella loro buona fede pur non essendo d’accordo con loro. Educare la mente, padroneggiare i pensieri e accrescere la consapevolezza cambia noi stessi e il modo di percepire il mondo.


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