scrittore

“Do you wanna write paisà?”

22 Agosto 2015
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Di Paolo Tagliaferri, avvocato e scrittore

Per primo vedo il vecchio. Alto. Capelli bianchi, arruffati. Naso grosso infestato da capillari rotti. Bocca da scimmia. Viso da bevitore. Grande stomaco. Vestito come un barbone. Pantaloni neri, laceri e camicia, a fiori, sbiadita con tagli ricuciti alla buona. Avanza con un Henineken in mano. Sorride. Sento rumore dietro di me. Mi giro e vedo arrivare di corsa un tizio strambo. Più alto ancora del vecchio. Magro. Calvo. Occhialini senza montatura. Faccia da paranoico. Farfallino e giacca fuori moda. Mi colpisce con un diretto in bocca. La toga mi cade dal braccio, cerco di proteggermi con la cartella di cuoio ma quello mi rifila un calcio sugli stinchi costringendomi ad abbassare di novo la guardia e così mi martella con una serie di jab corti e micidiali:
– Do you wanna write paisà? E così vuoi scrivere paisà!? Eh..vuoi scrivere!?
Cerco di pararmi ma quello è una furia. Mi tiene un braccio e con l’altro mi colpisce con una serie di diretti al viso. Il sangue schizza da tute le parti. Lui avanza massacrandomi, io indietreggio cercando di pararmi. Non riesco a pensare, è come essere presi in una betoniera
– Eh! Paisà!? Vuoi scrivere!? Ma ce la fai ? No che non ce la fai!!!Adesso ti do una scarica mooooooolto più forte di questa.
Continua a colpirmi e a parlare. Cazzotti e parole.
– Paisà lascia stare su ! Lascia stare non è per te!
La sua mano destra è completamente rossa. Il mio naso è esploso, non ci vedo più. Un gancio allo stomaco e poi un uppercut che mi spedisce sull’asfalto del parcheggio del Tribunale. Il vecchio si avvicina e mi comincia a prendere a calci su tutto il corpo, il bastardo. E’ anche più cattivo dell’altro.
– C’è stato solo uno di voi mangia spaghetti a scrivere come si deve. E’ morto tanto tempo fa, fatto a pezzi in un ospedale per colpa del diabete. Lui era un grande, tu sei solo una merda .
E mi spara una pedata sul viso. Sento i denti scricchiolare.
– Cazzo fai schifo! Mi hai sporcato le scarpe. Continua il vecchio. Si sputa una sorsata di birra sulla scarpa insanguinata, poi me ne sputa un’altra sul viso. La birra tiepida, scaldata da quella bocca schifosa, mi cola sul viso

– Ehi rotto in culo, lascia stare. Scrivere è per gente che sente qualcosa dentro e tu sei solo un cazzo di avvocato di provincia. Gli avvocati non hanno nulla dentro, sono morti per definizione.

Il vecchio mi punta il piede sul petto schiacciando la cravatta sulla camicia zuppa di sangue.
– Tu non scriverai mai. Tu sei un fottuto figlio di papà e devi crepare!!
Gli tolgo il piede e lo colpisco alle palle. Quello, lì per lì, rimane fermo poi comincia a ululare dal dolore. Mi alzo, ritorna lo spilungone che mi colpisce sulla schiena.
– Stronzo fottuto, brutto coglione, brufoloso figlio di papà!
Colpisce e insulta ripetutamente come in una rissa tra portuali. Gli blocco un braccio e gli sputo in faccia:
– Non smetterò mai di scrivere! Spilungone paranoico del cazzo!

– Pezzo di merda! Adesso ti gonfio! Ora ha gli occhi veramente da matto.

Anche quel bastardo del vecchio si è alzato
– Adesso ti rompiamo il culo e anche tutte le dita così col cazzo che scriverai più quelle cagate!!! Fanno in coro.
Cominciano a picchiarmi in due. Mi riparo come posso. Ma i colpi sono tanti.
– Coglione! coglione! Picchiano e insultano come due gemelle Kessler cattive del cazzo.

– Basta! basta! cazzo! Do una sberla al vecchio che cade sull’osso sacro.
Lo spilungone parte con un gancio telefonato, mi abbasso e gli do una serie allo stomaco poi una testata in viso. Gli occhialini si rompono come il suo labbro superiore.
– Cazzo io scrivo invece! perché non ho nient’altro, perche non sono un figlio di papà e perché con quello che faccio tiro a campare come un povero disperato. Voi siete solo due scrittori famosi del cazzo che ormai non si preoccupano più di nulla e la strada la conoscono solo in cartolina.. ciuccia cazzi dei miei coglioni!
Il vecchio mi fissa stupefatto: – hai una bella sventola per essere un palle mosce!
Lo spilungone si pulisce il sangue e sorride: – Cazzo paisà mi hai fatto la bua!
Stand and fight. Rimango in piedi ansimante e sporco di sangue. Il vestito grigio è lacero. La camicia e la cravatta zuppe di sangue. La cartella aperta in terra con i codici e le carte sparpagliate. La toga strappata e sporca vicino alla ruota dell’auto. Li guardo con odio. Con la lingua sento che non ho più un dente. Sputo saliva e sangue ad ogni parola:
– Mio padre e mia madre hanno la quarta elementare in due! Guardate che mani che ho: larghe e con dita corte. Cosa pensate che fossi destinato a fare? A zappare, servire ai tavoli o a fare il fabbro! Lotto, ogni giorno, contro il mio patrimonio genetico, io! Chi cazzo pensate di essere … gli unici due sfortunati del cazzo!!? Io leggo e scrivo, e leggerò e scriverò sempre..capito coglioni!!!?
Si avvicinano.
– Ehi Charles che dici, sto coglione è sincero?
– E che cazzo ne so James? Pare di si.
– Beh allora offri da bere a noi due scrittori famosi del cazzo. Conosci un bar decente qui intorno frocetto? Fa di nuovo il paranoico.
Li guardo, sputo altro sangue misto a saliva: – Si montate in macchina.
Lo spilungone che si chiama James mi da la mano: – io sono…mmm diciamo “Pete Bondurant.”
– Piacere stronzo! Faccio io.
Il vecchio che si chiama Charles mi mette una mano sulla spalla: Io sono “Hank” Chinaski.
– Piacere maniaco del cazzo!
– Se riesci a reggere l’alcol con la stessa grinta di oggi forse hai qualche speranza amico. Forse. Fa Chinaski
– Giusto! Chiude Pete
– Avete rotto il cazzo! Andiamo a bere o no? Faccio io e ingrano la prima.


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