Dipendenti Enel a giudizio per accumulo di rifiuti pericolosi

11 Febbraio 2013

E’ stata fissata per il 18 febbraio la prima udienza del procedimento penale a carico di dipendenti Enel e di alcune ditte dell’indotto. Secondo l’accusa formulata dalla Procura della Repubblica gli imputati hanno accumulato rifiuti pericolosi e non, senza alcuna autorizzazione, in un’area subaffittata ad Enel e limitrofa alla centrale di Torre Valdaliga Nord. In vista dell’udienza che si terrà al Tribunale di Civitavecchia il Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste locali ha lanciato un appello al Comune. “In questi comportamenti sono stati ravvisate violazioni delle Leggi in vigore che tutelano l’ambiente e la salute dei cittadini di cui il Sindaco dovrebbe essere il principale garante. Al fine di vedere risarciti i danni causati da queste condotte illecite e di veder bonificate le aree interessate dai danni, abbiamo inviato una lettera al Sindaco, agli Assessori e ai Consiglieri tutti, in cui chiediamo che l’Amministrazione comunale di Civitavecchia si costituisca parte civile nel procedimento di cui sopra ritenendo indispensabile che, nei rapporti con Enel, sia ben definita la posizione dell’Amministrazione e di tutta la città: la salute e la sicurezza dei cittadini sono al primo posto e non possono essere derogati ad alcun tipo di interesse”. L’appello non lascia indifferente l’Associazione 0766. “Raccogliamo con piacere l’invito delle associazioni ambientaliste a sollecitare il Sindaco a costituire il Comune di Civitavecchia parte civile nel processo contro i dipendenti Enel e alcune ditte appaltatrici accusate di avere accumulato rifiuti pericolosi e non, senza alcuna autorizzazione, in un’area subaffittata ad Enel e limitrofa alla centrale di Tvn. Riteniamo giusto dare un segnale importante alla città, tutelando in sede giudiziaria gli interessi ambientali violati durante i lavori alla centrale a carbone. Siamo certi che anche il Sindaco vorrà mandare lo stesso messaggio dando mandato all’ufficio avvocatura di predisporre il relativo atto e destinando gli eventuali risarcimenti economici che fossero riconosciuti all’esito del processo, ad opere di compensazione ambientale”.

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