COVID, IL TRITTICO: “SI FACCIANO PURE I SACRIFICI MA QUELLI  CHE  SERVONO”

Vogliamo introdurre alcune brevi considerazioni nello scabroso e purtroppo  attualissimo argomento della diffusione del Covid, che va suscitando forti contrapposizioni tra i cosiddetti fautori del pensiero unico e i cosiddetti negazionisti.

Partiamo da una premessa. Il virus, come hanno sempre dichiarato gli scienziati, si trasmette attraverso l’alito e il contatto, per cui s’impone l’uso generalizzato della mascherina, nonché il distanziamento e la frequente disinfezione delle mani. Se così si caratterizza, il potere pubblico è chiamato a intervenire concentrando la propria attenzione su quelli che sono gli elementi di pericolo, in sostanza sulle circostanze e gli ambienti in cui tali semplici ma essenziali precauzioni rischiano di “saltare”. Che possono essere, per citarne solo alcuni, gli spostamenti su mezzi pubblici e privati, gli svaghi della movida e quelli dei raduni di massa. E su di essi attivarsi per consentirne lo svolgimento nella misura e nei modi più idonei, eliminando o riducendo al minimo le possibilità di contagio.

A noi sembra invece che le misure che vengono adottate si sostanzino di divieti, di limiti di tempo, di orario e di spazio imposti alla vita quotidiana e all’attività lavorativa di persone e categorie, che paiono suggeriti dalla preoccupazione di mantenere l’ordine pubblico. Oppure diretti alla totalità della popolazione, senza tener conto delle  specificità delle diverse situazioni. Per cui, sortiscono l’effetto non tanto di fermare il contagio quanto piuttosto di allarmare, di isolare e mortificare i cittadini, preconizzando con un nuovo “tutti a casa” e niente cinema, teatro, palestra, piscina e club sportivo, scenari infernali.

E che, per voler preservare la collettività dal pericolo di contrarre tale morbo vanno ad alterare l’equilibrio psicofisico dei suoi componenti e ad impedirne le più essenziali forme di socializzazione. Così facendo, restituiscono alla comunità dei soggetti dimezzati, indeboliti nel fisico e nello spirito, privi di fiducia, di un sentire profondo e di qualsiasi spirito d’iniziativa. Che quindi non potranno assolutamente essere i protagonisti della sperata ripresa economica della nazione.