IL VERO SENSO DELL’AMICIZIA (Rubrica a cura di Alessandro Spampinato)

Personalmente credo che il modo migliore per parlare di amicizia sia quello di citare alcune delle pagini più vere, semplici e toccanti che siano mai state scritte a riguardo. Il brano è tratto dal romanzo “Il piccolo Principe” del grande scrittore e pilota francese Antoine de Saint-Exupéry.
Il piccolo principe abbandona il minuscolo pianeta in cui vive per sfuggire a una rosa che lo tiranneggia. Nel suo viaggio spaziale visita sei pianeti abitati da stravaganti personaggi, finché giunge sulla Terra. L’amicizia è il tema dominante dell’incontro tra il piccolo principe e la volpe. Dalla volpe, infatti, il piccolo principe verrà ad apprendere che cos’è l’amicizia, come può nascere e quali sentimenti e stati d’animo provano due veri amici quando si lasciano. I concetti essenziali che emergono da questo brano sono il reciproco addomesticarsi, il creare dei riti e il sentire la vita e le relazioni con il cuore. Il rito, soprattutto, conferisce alla loro relazione il senso del sacro, contribuisce al reciproco addomesticarsi e apre il cuore alla percezione della bellezza e della profondità. Non resta che gustarci insieme questo breve racconto e lasciare che ognuno, poi, faccia le sue riflessioni personali e esistenziali.
«Chi sei? », domandò il piccolo principe, «sei molto carino…» «Sono la volpe», disse la volpe. «Vieni a giocare con me», le propose il piccolo principe, «sono così triste…». «Non posso giocare con te», disse la volpe, «non sono addomesticata.» «Ah! scusa», fece il piccolo principe. Ma dopo un momento di riflessione soggiunse: «Che cosa vuol dire “addomesticare”?». «Non sei di queste parti, tu», disse la volpe, «che cosa cerchi?» «Cerco gli uomini», disse il piccolo principe. «Che cosa vuol dire “addomesticare”?». «Gli uomini», disse la volpe, «hanno dei fucili e cacciano. È molto noioso! Allevano anche delle galline. È il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?» «No», disse il piccolo principe. «Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “addomesticare”?» «È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…» «Creare dei legami?» «Certo», disse la volpe. «Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.» «Comincio a capire», disse il piccolo principe. […]. Ma la volpe ritornò alla sua idea: «La mia vita è monotona. Io dò la caccia alle galline e gli uomini danno la caccia a me.  Tutte le galline si assomigliano e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi laggiù, in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticata. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…». La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: «Per favore… addomesticami», disse. «Volentieri», rispose il piccolo principe, «ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose.» «Non si conoscono che le cose che si addomesticano», disse la volpe. «Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico, addomesticami!» «Che bisogna fare?», domandò il piccolo principe. «Bisogna essere molto pazienti», rispose la volpe. «In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…» Il piccolo principe ritornò l’indomani. «Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora», disse la volpe. «Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò a essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e a inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti. «Che cos’è un rito?», disse il piccolo principe. «Anche questa è una cosa da tempo dimenticata», disse la volpe. «È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. [….] «Addio», disse. «Addio», disse la volpe. «Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.»

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