caiazza

Dal segretario della Cgil Roma Nord Cesare Caiazza riceviamo e pubblichiamo. “In qualità di Segretario Generale di una Camera del Lavoro Territoriale CGIL che, geograficamente, comprende 6 grandi municipi di Roma e 26 Comuni della Provincia, esprimo grandi perplessità e, soprattutto, preoccupazione relativamente alle decisioni assunte dal Governo Letta nell’ambito del farraginoso e perfino grottesco percorso connesso alla soppressione delle province, creazione delle città metropolitane e unione dei comuni. Circa un anno fa, nel pieno delle polemiche nel territorio di Civitavecchia sull’opportunità o meno di entrare nell’area metropolitana di Roma, definii i percorsi legislativi del Governo Monti connessi al “riordino istituzionale”, come “furto di democrazia” e “non coerenti con le norme costituzionali”. Non mi ero sbagliato. Infatti la Consulta in data 3 luglio ‘13 ha emesso una sentenza di “incostituzionalità” dell’articolo 23 del Decreto “Salva Italia” – che declassava le Province ad organismi di secondo livello – e degli articoli 17 e 18 della Spending Review che contemplavano la soppressione delle Province con meno di 350.000 abitanti e con un territorio inferiore ai 2.500 Km q. La Corte Costituzionale, nello specifico, ha ribadito come lo strumento del Decreto Legge deve essere destinato a fronteggiare casi straordinari ed urgenti. Non è utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema come quella contemplata nel caso di specie. Solo dopo due giorni dal pronunciamento della Consulta, il Governo Letta, in data 5 luglio ’13, senza neppure attendere la scrittura compiuta delle motivazioni, ha varato un disegno di legge per la gestione provvisoria del sistema degli enti locali e avviato il percorso per una “legge costituzionale” che dovrebbe portare alla completa abolizione di tutte le Province, alla definizione delle città metropolitane, alla realizzazione di eventuali unioni di comuni. Qualora la legge non venisse promulgata rapidamente dopo l’approvazione dei due rami del parlamento (ipotesi non remota stante l’incertezza del quadro politico e il possibile anticipato scioglimento delle Camere) ci troveremmo, per quanto riguarda il nostro territorio, nel paradosso di dover rieleggere, nella primavera del prossimo anno, il Consiglio Provinciale di Roma commissariato per oltre un anno. Se la legge, invece, sarà approvata senza variazioni significative rispetto alle proposte del Governo, sarà ancora peggio. Per la città metropolitana di Roma Capitale, infatti, il Governo propone una disciplina speciale, differente dalle altre aree (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria) che al 1° gennaio 2014 dovrebbero divenire “città metropolitane” ricomprendendo – in qualità di ente di secondo livello – i territori delle ex province. Per Roma si propone un pasticcio davvero incomprensibile. Inizialmente la “perimetrazione” della città metropolitana dovrebbe coincidere solo con il Comune di Roma. L’adesione di altri Comuni (solo confinanti con Roma o con la città metropolitana) potrà intervenire successivamente e dovrà essere prima proposta dall’assemblea capitolina (odiosa concessione-cooptazione) e poi votata, entro il 28 febbraio 2014, a maggioranza dai consigli comunali interessati. Si comprende a questo punto non il “ripensamento” bensì la “lecita reazione” del Sindaco di Civitavecchia e di altri Sindaci della Provincia di Roma rispetto ad una rilevante novità, che modifica profondamente il precedente schema di “area metropolitana di Roma” a partire dalla dignità e dal ruolo di tutti i comuni che ne faranno parte. Paradossalmente vi è perfino da notare come, qualora i Comuni che separano Roma da Civitavecchia decidessero di non entrare nell’area metropolitana, tale possibilità verrebbe impedita anche a Civitavecchia (pure in presenza di una eventuale volontà soggettiva di adesione) venendo meno il requisito di essere confinante con Roma o con la città metropolitana. Un tema che vale per tanti altri comuni. Un vero e proprio pasticcio istituzionale, condito ancora una volta con un “furto di democrazia”. Si tratta infatti di argomenti estremamente importanti, non ascrivibili ad un mero ridisegno di confini geografici e istituzionali, sui quali non si può procedere senza un pieno coinvolgimento di tutte le istituzioni territoriali interessate, delle forze sociali, delle popolazioni. Occorre mettere in campo un’iniziativa capace di pretendere l’apertura seria di un confronto di merito. Vi è bisogno di un’azione di informazione e di coinvolgimento diffuso. Per questo, supplendo anche rispetto al ruolo delle istituzioni e della politica, come CdLT CGIL “Roma Nord Civitavecchia” abbiamo deciso di promuovere una campagna di “confronto”, “informazione” e “sensibilizzazione” su tutto il nostro territorio. Mercoledì 4 settembre, a Roma, in Piazzale di Ponte Milvio, nell’ambito della Festa regionale CGIL “Piazza Bella Piazza”, abbiamo promosso un dibattito pubblico nel quale abbiamo invitato il vice sindaco di Roma e i Presidenti dei 6 Municipi che insistono nel territorio della nostra Camera del Lavoro. Una iniziativa finalizzata ad affrontare uno dei nodi dell’area metropolitana e cioè quali devono essere il ruolo, le funzioni e l’autonomia dei Municipi di Roma. Durante il mese di settembre promuoveremo iniziative sul tema del “riordino istituzionale” in tutti i distretti, coinvolgendo tutti i 26 Comuni della provincia compresi nel territorio della CGIL Roma Nord Civitavecchia. Vogliamo fornire elementi di conoscenza, utili per il confronto e per decisioni importanti che non possono essere assunte sopra la testa di lavoratori, pensionati e cittadini. Parliamo, infatti, di questioni che interessano il lavoro, i servizi pubblici, lo stato sociale e che non possono essere declassate a fatto “legislativo – burocratico”. Nel mentre, se da un lato il Governo – rischiando di combinare pasticci enormi – tende ad accelerare sul “riordino istituzionale”, dall’altro glissa e rinvia su uno dei nodi veri posti dalla CGIL che attiene alla revisione profonda di quel “patto di stabilità” che sta strangolando gli enti locali, a partire dai Comuni ormai costretti ad una inesorabile e progressiva riduzione dei servizi, degli investimenti per lo sviluppo e ad aumentare le tasse locali”.

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