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Barbaranelli risponde a D’Antò sulla riduzione del turno al Teatro Traiano

26 Agosto 2016

“Ogni volta che si esprimono opinioni sul suo operato (si fa per dire) l’assessore D’Antò “esce al naturale” come direbbe Alberto Sordi ed utilizza una mescolanza di denigrazione, volgarità e bugie che non onorano l’incarico che ha: se non ho capito male quello di assessore alla cultura.

La cultura dovrebbe essere altra cosa e meriterebbe più distinzione e cura anche del linguaggio.  Ma tant’è.

Non capisco ad esempio cosa c’entri la Corte dei conti con la riduzione del terzo turno al Traiano, e ancor meno cosa c’entri con me, né mi è chiaro il richiamo alle due figure che per un anno sono state presenti al teatro. Ciò che sa benissimo l’assessore D’Antò è che i risparmi con la figura del sovrintendente, introdotta due anni prima dell’insediamento della nuova amministrazione, sono stati di oltre 250.000 euro l’anno rispetto alle precedenti gestioni.

Ancora: è falso che le due figure le abbia soppresse l’attuale Amministrazione. La convivenza direttore artistico e sovrintendente è durata solo un anno, dando peraltro ottimi risultati anche economici al Teatro, poi è rimasta la sola figura del Sovrintendente. Ma queste cose sono fin troppo note e solo la cialtroneria può riproporle in quei termini.

Evidentemente non potendo affrontare con serietà la questione della riduzione del terzo turno (perché di questo si parlava) si ricorre alla confusione e alla bugia. Ognuno usa le armi che ha.

Torno sulla questione che ho posto inizialmente: la riduzione del turno del venerdi.

Le affermazioni stizzite e volgari dell’assessore confermano l’assurdità di questa decisione.

Voglio seguirlo passo passo.

Iniziamo da un dato che risulta grottesco.

“Nel Teatro ci sono 646 posti ed il numero di abbonati si è sempre aggirato intorno ai 1.100 posti. L’ultima stagione ha visto un lieve calo: conti alla mano circa 1.000 abbonati possono essere tranquillamente ospitati in due soli turni ed è per questo che abbiamo deciso di abolire il terzo turno”.

Ma si rende conto l’assessore di ciò che scrive?

Il Teatro sarebbe quindi riservato ai soli abbonati, con l’esclusione, di fatto, degli altri cittadini. Lo sbigliettamento sarebbe possibile per un numero limitatissimo di posti. O forse si ipotizza una ulteriore riduzione degli abbonamenti, dopo quella subita in questi due anni di gestione D’Antò. Una riduzione in realtà possibile ma non certo auspicabile in conseguenza del calo di immagine e di prestigio del Teatro, ma anche della confusione che si determinerà quando si tratterà di spalmare gli abbonati del turno del venerdi che non vorranno certo essere penalizzati rispetto agli altri due turni.

Si continua poi a parlare dei risparmi conseguenti alla eliminazione di un turno e non si indica mai il soggetto beneficiario di questi eventuali vantaggi.

E D’Antò fa un’altra affermazione che ha dell’incredibile e non avrebbe bisogno di commenti. “Abolendo un turno si risparmiano 110.000 euro a stagione” ha dichiarato, dimenticando persino gli incassi degli spettacoli che in precedenza hanno sempre coperto i costi dei cachet. Ma ci rendiamo conto? amministratori che valutano i costi dimenticando i ricavi.

E poi: ma non è l’Atcl ad essersi assunta il rischio di impresa? Questo era l’accordo sottoscritto tre anni fa se non erro, che dovrebbe essere rimasto in vigore anche con questa Amministrazione.

L’Assessore farebbe bene a preoccuparsi più dei cittadini che del bilancio dell’Atcl anche perché questa Associazione in passato ha sempre onorato gli impegni assunti e continuerebbe sicuramente a farlo. Questa insistenza per far realizzare ad ogni costo risparmi all’Atcl, Assessore, non le giova, mi creda.

Come non le giova continuare a parlare degli altri due cartelloni oltre quello della Grande stagione in quanto tutti sanno che i tre cartelloni si sono sempre fatti nel nostro Teatro e volerli contrabbandare come una novità suona come una moneta falsa e fa meglio capire come lei si stia arrampicando sui classici specchi.

Tralascio le altre affermazioni (modulo, corso per macchinisti, scuola di Teatro, ecc.) che non c’entrano nulla con la riduzione del turno.

Da ultimo ma non in ordine di importanza.

Ma la situazione del Teatro Traiano si può conoscere?

Sarebbe utile per tutti sapere i conti del teatro, la condizione degli abbonamenti, l’andamento dello sbigliettamento in queste due stagioni, come si è sempre fatto nel passato, in modo analitico.

O si pensa che il Comune è cosa di chi amministra e che non si ha alcun dovere verso i cittadini?

Dobbiamo interpretare così la trasparenza e la concezione partecipata del Teatro?

Si era assicurato pubblicamente che i conti sarebbero stati presentati e che si potevano vedere sul sito del Traiano. Né l’una né l’altra cosa.  E’ lecito chiedersi perché. Non sarà perché il vuoto di direzione nel Teatro ha comportato un tracollo degli abbonamenti e dello sbigliettamento con un conseguente peggioramento della situazione anche economica? E’ una ipotesi, soltanto una ipotesi, che può essere spazzata via rendendo noti i risultati della gestione di questi due anni.

Quando vedremo – semmai li vedremo – i conti, avremo la risposta a questo interrogativo”.

Lo ha comunicato Fabrizio Barbaranelli.

 

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