Assassini seriali. Vincenzo Verzeni, il Vampiro della Bergamasca (2^ parte)

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Ne ho parlato più volte, ed ecco, ripresentarsi anche in questa circostanza, la teoria della Triade di MacDonald, con cui, secondo gli autori, alcuni serial killer, mostrerebbero già dalla loro fanciullezza, uno o più segnali di avvertimento, consistenti in episodi di enuresi notturna, piromania e come nel caso in esame, crudeltà verso piccoli animali.
Durante la sua adolescenza, Verzeni, frequenta qualche ragazza, comprendendo però subito, che quei rapporti sessuali “normali”, non sono per lui e che non riescono a soddisfarlo.
Non trascorse molto tempo, quando all’età di diciotto anni, aggredì nel sonno la cugina Marianna, tentando con veemenza di morderle il collo, strusciando il suo corpo con il suo ed ottenendo così l’orgasmo, ma dandosi subito dopo alla fuga, a seguito delle urla strazianti della ragazza che naturalmente si svegliò di colpo, riuscendo così ad evitare il peggio, ma che per paura di possibili ritorsioni, non denunciò mai il fatto.
Solo dopo due anni, nel 1869, una povera donna, Barbara Bravi, fu aggredita nelle campagne di Buttanuco, presa per il collo e sbattuta in terra, mentre l’aguzzino raggiunse l’eiaculazione e scappò via, lasciando la presa. Alcuni indizi conducevano a Vincenzo Verzeni, ma la donna non fu in grado di confermare se l’autore dell’aggressione, fosse effettivamente lui, che tuttavia riconobbe, almeno parzialmente, solo dopo alcuni anni, quando il criminale fu arrestato per aver commesso altri crimini.
Nello stesso anno, il criminale aggredisce un’altra donna, Margherita Esposito, la quale, robusta e forte, oppone resistenza, ferendolo al volto nella colluttazione e proprio per questo la polizia riesce in seguito ad identificarlo, seppur tuttavia, non furono avviati in tal senso, anche questa volta, procedimenti penali a carico del medesimo Verzeni.
Nel 1869, ancora una vittima della violenza del serial killer, anche in questo caso una donna, tale Angela Previtali, che però denuncia agli organi di polizia di essere rimasta vittima di un rapimento sempre nelle campagne del bergamasco. Dopo essere stata trattenuta per alcune ore, liberata poi dall’uomo, dopo che questi sembra sia stato preso da un’inspiegabile quanto mai inaspettata, compassione nei suoi confronti.
L’otto dicembre del 1870, ha inizio la vera e propria carriera omicida di Vincenzo Verzeni.
Giovanna Motta, una giovanissima ragazza, appena quattordicenne, mentre si stava recando a piedi a far visita ad alcuni suoi parenti a Suisio, un altro piccolo paesino della bergamasca, distante poco più di un paio di chilometri da Buttanuco, improvvisamente sparisce nel nulla e di lei, nessuna più traccia o notizia.

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