Assassini seriali. Josef Mengele – L’angelo della morte (2^ parte)

15 Dicembre 2019
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(continua dalla scorsa edizione)

I fuochi del secondo conflitto mondiale si avvicinano velocemente e Mengele, dopo essersi sposato con Irene Schoenbein, contro la volontà dei propri genitori, poiché di religione protestante e non cattolica come loro, nel 1940, ad un anno dall’inizio della guerra, dopo essere entrato a far parte delle SS, si arruola ora nel Waffen – SS, braccio armato di queste ultime, nato nel marzo del 1933, il quale prevedeva inizialmente, una particolare ed attenta selezione dei suoi componenti, in base soprattutto alla loro razza e prestanza fisica.

Josef, dopo alcuni anni di militanza ed alcune azioni che gli fecero riconoscere il conferimento di altrettante decorazioni militari, venne ferito e per questo, ritenuto non abile ai combattimenti nelle prime linee, venendo così destinato, all’Ufficio Centrale per la Razza e le Colonie (RuSHA), con sede in Berlino, ove ebbe modo di ritrovarsi con il Dottor Von Verschuer, proprio colui che lo aveva affascinato e stupito per i suoi studi antropologici e genetici.

Siamo ora giunti all’inizio della sua carriera criminale. Nell’aprile del 1943, in piena guerra, Mengele, nominato capitano delle SS, viene comandato in servizio presso il campo di concentramento di Auschwitz, ed intanto, forse anche per questo, il rapporto con la moglie viene ad affievolirsi. La donna non lo segue al campo, ma solo di tanto in tanto, si reca sul posto a fargli delle fugaci visite.

Per Mengele è forse la libertà da tutto e tutti, trovatosi a rimpiazzare un altro medico malato e dopo essere divenuto capo degli altri medici del lager, può finalmente espletare, liberamente e senza che nessuno avrebbe potuto accusarlo di nulla, i suoi esperimenti crudeli e diabolici, specie su alcune categorie di internati, ritenuti poi, da parte di molti esperti, pressoché inutili.

La crudeltà di tale sperimentazione sugli esseri umani, è stata ritenuta del tutto simile a quella dimostrata, più o meno nel medesimo periodo storico, dall’Unità 731 dell’esercito giapponese, che veniva giustificata dalla necessità di studiare la resistenza del corpo umano sollecitato da fattori e situazioni estreme, ma di fatto, sostanzialmente relegata alla sola perversione e malvagità di alcuni medici nipponici, che, in quanto tali, ed analogamente a Mengele, avrebbero invece dovuto rimanere fedeli al Giuramento di Ippocrate, il quale non prevede certo da parte di un medico la tortura e l’uccisione di un individuo, ma la sua cura, alleviandone per quanto possibile, ogni sua sofferenza.

La mission primaria del progetto Nazista, era quella di favorire e difendere la c.d. “razza ariana” ed ecco entrare in campo la genetica ed i vari esperti, quali  Freiherr Otmar von Verschuer e naturalmente, Josef Mengele, i quali iniziarono ad effettuare studi, in particolare sui gemelli, che venivano deportati nei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau.

Il potere di Mengele, è ora giunto al culmine. All’arrivo dei treni contenenti centinaia  e centinaia di deportati, era lui e solo lui, a scegliere la destinazione di ognuno di essi. In camice bianco, con beffarda spavalderia, con un gesto di frustino, decideva su due piedi chi avrebbe lavorato nel campo, resistendo in vita comunque per solo qualche altra settimana, chi era destinato immediatamente alla camera a gas e chi invece, periva ricevendo pure nell’immediatezza, un colpo alla nuca esploso dalla sua sua stessa pistola. I pochi “fortunati”, i gemelli, provenienti da ogni regione d’Europa, venivano destinati ai suoi studi e sottoposti a efferati esperimenti, di fatto godevano però, di alcuni “privilegi”, consistenti in una razione di vitto più sostanziosa, nell’essere utilizzati per soli piccoli lavori, nella libertà di circolazione nel campo ed in quella di indossare i propri indumenti. Definito per questi suoi comportamenti dicotomici, “angelo bianco” o “angelo della morte”.

I deportati appena giunti al campo, scendendo dai vagoni, dovevano passare una prima severissima selezione, che era quella relativa all’altezza, indicata con una linea tracciata su di un muro ed indicata in 150 centimetri. Josef, aveva dato ordini tassativi, affinché, chi ne fosse risultato al di sotto, doveva essere inviato immediatamente alla camera a gas per la sua soppressione.

(continua nella prossima edizione)

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