Assassini seriali. Il Mostro di Udine (5^ parte)

28 Novembre 2021

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A seguito di ciò, nello stesso anno, il legale dei parenti di Maria Carla Bellone e Maria Luisa Berbarso, Federica Tosel, ha chiesto ed ottenuto, la riapertura delle indagini.

I nuovi indizi, sarebbero stati analizzati dai RIS Parma, le cui risultanze, sarebbero state consegnate nel luglio del 2021, alla Procura della Repubblica di Udine, la quale, in proposito, sembra mantenere ancora oggi, il massimo riserbo.

Una storia efferata, per tanti aspetti, sconcertante, seppur simile a tante altre vicende che hanno visto uccidere serialmente ed in ogni luogo del mondo, uomini e donne ed in particolare, come in questo caso, donne appartenenti ad una determinata categoria sociale: prostitute.

In questo caso, non è certamente difficile redigere il criminal profiling di questo uccisore seriale, che non  ha ancora un nome. Uccisore al quale, per modus operandi, soprattutto per quell’incisione sul ventre ad “S”, è possibile addebitare con certezza, almeno quattro della lunga serie di omicidi.

Come pure non può essere esclusa anche la paternità degli altri dieci, accomunati tra loro per vittimologia, prostitute, alcol e droga, ma anche dai luoghi e le circostanze, (periferia di Udine e la pioggia), in cui sono stati commessi gli omicidi.

L’anonimo serial killer si può con certezza definire del genere organizzato. E’ riuscito ad agire indisturbatamente per quasi un ventennio, facendo si, che in un primo momento i suoi crimini sembrassero episodi separati tra di loro, pianificando le sue uccisioni, scegliendo accuratamente zone periferiche, isolate e buie, in giornate che presentavano particolari condizioni meteo in cui la gente, rimaneva per lo più chiusa nelle loro case e senza che ancora oggi, indizi e tracce, siano riusciti a condurre gli inquirenti a dargli un nome certo, né tanto meno è stato mai ritrovato, il bisturi che utilizzava per scempiare i corpi ed altri elementi, come coltelli, sia sulle scene del crimine, e/o altrove.

L’assassino ha agito come un missionario patologico, come colui che vuole ripulire la società,  eliminando determinate categorie di persone, tutte donne, prostitute, alcolizzate e drogate, lasciando a tal proposito, come un marchio, quello specifico messaggio ad “S” sul ventre delle povere donne.

Non manca l’aspetto visionario/allucinato, dovuto proprio alla presenza di particolari disturbi mentali importanti, come la schizofrenia, fattore questo, che potrebbe ricondurre proprio a quell’uomo, oramai da tempo deceduto, ritrovato ad implorare Dio, nelle vicinanze di uno dei luoghi ove era stato commesso un omicidio.

Per concludere, il serial killer in esame, agiva motivato anche dall’esercitare potere sulle sue vittime, come detto, in particolare donne, nei confronti delle quali, nutriva un’avversione atavica, così come in casi analoghi, trovando nel suo agire, il piacere ed il rafforzamento della propria stima e per questo, beneficio nella sua forza fisica e mentale, a compenso di abusi subiti nel passato, che potrebbero essere ricondotti soprattutto, a quell’umiliante tradimento da parte della sua fidanzata con il fratello, che contribuì a farlo ricoverare in manicomio, ove venne sottoposto a quella tremenda pratica, sovente utilizzata al tempo, che era l’elettroshock.

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DIBIAGIO

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