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Assassini seriali. Gianfranco Stevanin (8^ parte)

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L’anno successivo, dopo aver venduto tutte le sue proprietà, con l’intento di risarcire i parenti delle vittime, la Corte d’Assise d’Appello di Venezia, ribalta la sentenza, dichiarando Gianfranco Stevanin, incapace di intendere e di volere e quindi non non imputabile e non punibile per i reati di omicidio, trasformando l’ergastolo in dieci anni e sei mesi di reclusione per occultamento e vilipendio di cadavere, nonostante le vivaci proteste dei parenti delle vittime e della popolazione che teme il criminale.
Nel 2000, un magistrato, Augusto Nepi, richiede un’ulteriore perizia psichiatrica a carico dello Stevanin, cui seguirà un ulteriore processo di appello, con il quale la prima sessione della Corte di Cassazione di Roma, annulla la sentenza della corte di Venezia, dichiarandola “illogicamente motivata”, chiudendo definitivamente la vicenda il 23 marzo del 2001, confermando di fatto la pena dell’ergastolo per Gianfranco Stevanin, che è ancora detenuto presso il carcere di Sulmona in Abruzzo.
Dopo la storia e la condanna, vediamo ora Stevanin, cosa fa e soprattutto, cosa pensa e cosa dice.
Nel settembre del 2010, in un’intervista alla stampa, dichiara di non rammentare nulla del suo passato omicida e che vorrebbe diventare un frate francescano, quasi in analogia a quanto fece parecchi decenni prima, Alessandro Serenelli, l’assassino di santa Maria Goretti.
Ora vediamo alcuni passi di un’intervista molto più recente, rilasciata al Corriere della Sera nel maggio del 2019. (fonte:) https://www.corriere.it/sette/incontri/19_maggio_17/gianfranco-stevanin-carcere-lei-mi-ama-ora-vorrei-sposarmi-a031401a-7884-11e9-8596-c65b94f06070.shtml
Al giornalista che lo incalza sempre più con le sue domande e che lo definisce un mostro, risponde che non vuol essere chiamato in questo modo, poiché nessun essere umano dovrebbe essere definito tale, asserendo di essere innamorato ed aggiungendo di sentire le “farfalle” allo stomaco, quando questa donna gli scrive.
Continua, dicendo di non voler rendere noto il nome della donna, al fine di evitare che per questo possa essere additata, ma che è una ragazza che studia psicologia e di averla conosciuta in carcere, inizialmente per i suoi studi, trovando alcuni dubbi su quanto letto della sua storia e scrivendogli per conoscerlo di persona.
Il giornalista continua con le sue domande chiedendo se si fossero incontrati con questa donna e Stevanin, così risponde:
“Sì, cinque o sei colloqui in tutto. Ci siamo scritti molto e conosciuti a fondo. Siamo innamorati e ora lei è la mia pseudo fidanzata, chiamiamola così. Considerata la mia condizione di detenuto lei capisce bene che dire “fidanzata” è un po’ un azzardo. Ma innamorata, sì, si può dire. Ci siamo innamorati prima di conoscerci di persona. E ci amiamo nell’intimo di quel che conosciamo l’uno dell’altra, non fisicamente, come può ben immaginare. Per me oggi l’amore è questo: condividere il proprio animo con un’altra persona. Comunque abbiamo deciso che per rivederci aspetteremo che le cose cambino”.

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