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Il Codacons rende noto il testo dell’esposto inviato dall’associazione alla Procura della repubblica di Civitavecchia, inerente il caso della non potabilità delle acque.

“La scrivente Associazione ritiene opportuno, necessario e doveroso portare all’attenzione della procura adita, una questione assai grave, legata ad un ormai BEN NOTO problema, ritornato nuovamente alla ribalta delle cronache, ossia è quello legato alla qualità delle forniture delle acque italiane ed in particolare al degrado della qualità delle acque nell’ambito di competenza territoriale della intestata Procura.

– Infatti, in data 01/08/2014, appare sito internet del Comune di Civitavecchia “Ordinanza di non potabilità  […]

Successivamente, in data 05/08/2014, vista l’enorme risonanza mediatica avuta sulla stampa e le proteste dei commercianti e cittadini di Civitavecchia, il Comune ha pubblicato la seguente precisazione:  “Precisazioni sull’uso dell’acqua

[…]

Tuttavia, a tali avvisi, ripetiamo, esclusivamente sul sito internet del Comune di Civitavecchia, non sono seguiti i dovuti ed obbligati avvisi alla popolazione, né è stata pubblicato il testo dell’ordinanza stessa. Infatti, nessuna affissione nel Comune di Civitavecchia è stata posta in essere e, quindi, è pressoché totale la mancanza di informazioni a cittadini ed esercenti degli esercizi commerciali: la mancata pubblicazione rischia di rendere nulla la stessa ordinanza del Comune. Una situazione che, considerata la presenza di batteri all’interno delle acque, appare gravissima e tale da mettere a repentaglio la salute di cittadini e turisti. Ad oggi, infatti, bar, ristoranti e locali pubblici di Civitavecchia continuano ad utilizzare e somministrare acqua contaminata, mancando, appunto, una informazione capillare in grado di spingere residenti ed esercizi commerciali ad adeguarsi all’ordinanza del Comune. 

Da tale quadro emerge la necessità dell’intervento dell’autorità procedente per fare immediatamente luce e chiarezza sulla vicenda, poiché, accertati i fatti e le eventuali responsabilità, si potrebbero configurare diverse fattispecie penalmente rilevanti che andremmo ad individuare.

CONSIDERATO

– Il Decreto legislativo 31/2001 recante “Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano”, disciplina la qualità delle acque potabili destinate al consumo umano garantendone la salubrità e la pulizia; in particolare, l’art. 4 co. 2 sancisce che le acque destinate al consumo umano devono essere salubri e pulite e non devono contenere microrganismi e parassiti, né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana.

L’art. 32 della Costituzione Italiana, nel sancire la tutela della salute come ”diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività”, di fatto obbliga lo Stato a promuovere ogni opportuna iniziativa e ad adottare precisi comportamenti finalizzati alla migliore tutela possibile della salute in termini di generalità e di globalità atteso che il mantenimento di uno stato di completo benessere psico-fisico e sociale costituisce oltre che diritto fondamentale per l’uomo, per i valori di cui lo stesso è portatore come persona, anche preminente interesse della collettività per l’impegno ed il ruolo che l’uomo stesso è chiamato ad assolvere nel sociale per lo sviluppo e la crescita della società civile.

– Pertanto il diritto alla salute è il primo diritto di un cittadino a vivere in un ambiente sano e ad avere la certezza che in caso di bisogno troverà cure ed assistenza adeguata.

– Obiettivo fondamentale è quello di tutelare la salute, che è un diritto irrinunciabile per tutti i cittadini, colpendo coloro che cercano di speculare su prodotti essenziali e di vitale importanza, quali sono i Vaccini.

– La trasparenza non è mai troppa soprattutto quando si tratta di salute e i consumatori hanno il diritto ad avere IN TALE AMBITO una adeguata informazione.

– L’Organizzazione Mondiale della Sanita (OMS) e stata fondata nel 1948 con l’obiettivo di promuovere il raggiungimento per tutte le persone del più elevato livello di salute possibile.

– Uno dei principali ruoli dell’OMS e quello di stabilire norme internazionali per la protezione della salute umana. A partire dal 1958, nell’ambito della sua attività sull’acqua potabile e salute, l’Organizzazione ha pubblicato – ad intervalli di 10 anni – diverse edizioni prima degli Standard internazionali per l’acqua potabile e, successivamente, delle Linee Guida per la qualità dell’acqua potabile (Guidelines for Drinking-water Quality, World Health Organization – WHO). Nel 1982 l’OMS ha spostato la sua attenzione dagli ‘standard internazionali’ alle ‘linee guida’, cambiando la metodologia e, di conseguenza, la terminologia adottata.

Le Linee Guida rappresentano un valido strumento, una base scientifica ed operativa, destinato a coloro che si occupano di acqua, di salute, di politica, e a chiunque sia interessato a queste tematiche.

I contenuti delle Linee Guida sono relativi a:

– metodologia di gestione della qualità dell’acqua destinata al consumo umano;

– applicazione in specifiche circostanze (emergenze, acqua in bottiglia, viaggiatori, strutture sanitarie e scuole, produzione di alimenti, acqua desalinizzata);

– aspetti microbiologici (con indicazioni sulla gestione del rischio microbiologico e con informazioni relative a molti patogeni di interesse sanitario);

– aspetti chimici (con indicazioni sulla gestione del rischio chimico e con informazioni relative a più di 100 sostanze chimiche di interesse sanitario);

– aspetti radiologici;

– caratteri organolettici.

Il presente lavoro ha lo scopo di fornire delle indicazioni tratte dalle Linee Guida riguardo a:

– la gestione dell’acqua destinata al consumo umano al fine di garantirne la

qualità più elevata possibile;

– i parametri indicati nel Decreto Legislativo del 2 febbraio 2001 n. 31 (“Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualita delle acque estinate al consumo umano”), la normativa italiana di riferimento attuale;

– la disinfezione dell’acqua destinata al consumo umano.

– Quanto evidenziato nell’Ordinanza di non potabilità del 01/08/2014 del Vice Sindaco di Civitavecchia ovvero : Di utilizzare l’acqua solo per il lavaggio personale con esclusione dell’igiene orale e utilizzo alimentare (……) stante la non conformità per il parametro microbiologico, per la presenza di colonie di batteri Coliformi ed Escherichia Coli nei campioni prelevati in data 18 luglio 2014, su invito della ASL RmF, in seguito ai risultati consegnati dal laboratorio analisi cui l’Amministrazione ha affidato il servizio, sta comportando dei gravi pregiudizi sia per la salute di tutti i cittadini del Comune di Civitavecchia, sia per l’ambiente risultando numerosi studi medici e scientifici  hanno appurato la pericolosità e la potenziale tossicità di quanto risultato presente nelle acque.

Ma procediamo per gradi.

In relazione ai BATTERI COLIFORMI TOTALI

I batteri coliformi totali comprendono organismi capaci di sopravvivere e crescere nell’acqua. Per questo, possono essere usati come indicatori dell’efficacia del trattamento e per valutare l’integrità dei sistemi di distribuzione e la potenziale presenza di biofilm. Si trovano sia nell’acqua che nei liquami. Alcuni di questi batteri vengono eliminati con le feci di animali e uomini, ma la maggior parte sono capaci di moltiplicarsi nell’acqua e nel suolo. Possono anche sopravvivere e moltiplicarsi nei sistemi di distribuzione dell’acqua, specialmente in presenza di biofilm.

I test per rilevare la presenza di coliformi sono relativamente semplici, rapidi ed economici; si basano sulla coltura in terreni di crescita selettivi.

La loro presenza nell’acqua destinata al consumo umano: Dovrebbero essere assenti subito dopo la disinfezione: la loro presenza segnala un’inadeguatezza del trattamento. Nei sistemi di distribuzione la presenza dei coliformi totali indica una possibile ricrescita e la formazione di biofilm o la contaminazione attraverso l’ingresso di materiale esterno

In relazione alla presenza di E. Coli.

I colifagi, in particolare, sono virus che infettano E. coli e specie correlate. I fagi condividono molte proprieta con i virusumani: la composizione, la morfologia, la struttura e la modalita di replicazione.In particolare, i colifagi hanno un comportamento simile a quello dei virus enterici, intermini di sopravvivenza negli ambienti acquatici e di riposta ai processi di trattamento dell’acqua e dei reflui.

I colifagi rappresentano un indicatore migliore rispetto a quelli più comunemente usati, come i batteri fecali, per la presenza di virus nelle acque trattate. Dal momento che l’habitat dei batteri ospiti e tipicamente il tratto gastrointestinale di uomini e altri animali, i colifagi sono escreti con le feci. Il ritrovamento di colifagi nell’acqua trattata permette di ipotizzare una possibile contaminazione con virus enterici negli approvvigionamenti idrici. E’ possibile in questo modo valutare il rischio sanitario virologico.

La situazione sopra descritta potrebbe celare a monte :

a) Omessa adozione, da parte dello Stato e della Regione, Provincia e Comuni coinvolti, di idonee misure atte a scongiurare il pericolo per la salute della collettività;

b) l’omesso intervento negli anni volto al risanamento delle acque e per garantire l’approvvigionamento ;

c) il serio rischio di una possibile contaminazione anche degli alimenti  che sono venuti e vengono a contatto con acqua contaminata con evidenti conseguenze epidemiologiche.

d) la gravissima omissione delle istituzioni italiane, centrali e locali consistita nel non aver dato un’adeguata campagna di informazione rivolta ai cittadini coinvolti per spiegare le azioni e gli interventi previsti per far fronte all’inquinamento delle acque;

e) La violazione del principio di precauzione ripetutamente connessa al principio di informazione a favore della popolazione appare indice di negligenza grave considerato che solo la conoscenza può consentire di adottare sistemi di prevenzione.

– Di rilevante importanza, è poi quanto disposto dal d.lgs. 152/2006 (c.d. testo unico ambientale) e dell’ultimo suo “correttivo” (d.lgs. 4/2008) che prevede all’art. 257 una fattispecie di omessa bonifica che non solo sostituisce, con formula diversa, e per certi versi più limitativa, la fattispecie dell’art. 51-bis d.lgs. 22/97, ma che ricomprende di sicuro, al suo interno, parte della previgente fattispecie di cui all’art. 58 d.lgs. 152/99 (Danno ambientale, bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati).

–  Viene punito, infatti, “chiunque cagiona l’inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle acque sotterranee con il superamento delle concentrazioni soglia rischio (…) se non provvede alla bonifica in conformità al progetto approvato dall’autorità competente nell’ambito del procedimento di cui agli art. 242 e seguenti”.

  – Il secondo comma prevede, poi, che si applica una pena più grave “se l’inquinamento è provocato da sostanze pericolose”.

 – Ora, l’unificazione delle fattispecie, limitata all’omessa bonifica in caso di inquinamento e non anche, come in passato, di pericolo di inquinamento, configura tuttavia l’inquinamento – similmente a quanto avveniva nell’art. 51-bis d.lgs. 22/97 come superamento di limiti (in questo caso superamento delle concentrazioni soglia rischio) e non come effettivo danno alle risorse ambientali, diversamente da quanto disponeva l’art. 58 d.lgs. 152/99

– Ci troviamo sempre di fronte ad un reato omissivo di pericolo presunto: non si punisce l’inquinamento bensì l’omessa bonifica come viene chiaramente evidenziato anche dalla sanzione prevista dall’art. 257 d.lgs. 2006/152 .

Pertanto, da tale quadro emerge la necessità dell’intervento dell’autorità procedente per fare immediatamente luce e chiarezza sulla vicenda, poiché accertati i fatti e le eventuali responsabilità si potrebbero configurare, diverse fattispecie penalmente rilevanti:

1)      Art. 438 c.p.: Epidemia,

2)      Art. 439 c.p.: avvelenamento di acque o di sostanze alimentari,

3)      Art. 440 cp: adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari

4)      Art. 441 c.p. adulterazione o contraffazione di altre cose in danno della salute pubblica.

5)       Art. 442 cp: commercio di sostanze alimentari contraffatte o adulterate –

6)      Art. 444 cp: commercio di sostanze alimentari nocive –

7)      Art. 328 c.p.: omissione di atti d’ufficio –

8)      Art. 331 c.p: interruzione di un servizio pubblico o di pubblica utilità –

9)      Art. 323 c.p.: abuso d’ufficio –

10)  Art. 452 c.p. delitti colposi contro la salute pubblica –

11)  violazione dell’art. 257 del d.lgs. 152/2006 (c.d. testo unico ambientale)

Alla luce di quanto sopra,

SI CHIEDE

all’Ill.ma autorità adita, di utilizzare ogni strumento investigativo consentito dalla legge e dal rito allo scopo di predisporre tutti i controlli necessari ad accertare i fatti sopra indicati e se essi possano integrare fattispecie penalmente rilevanti a mente degli articoli 438, 439, 440, 441, 442, 452, 328, 331, 323 c.p. nonché violazione dell’art. 257 del d.lgs. 152/2006 (c.d. testo unico ambientale) a carico delle istituzioni nazionali e locali e di chi gestisce il servizio idrico in quei territori  nonché di soggetti, privati e/o istituzionali, addetti ad attività di controllo e di sicurezza di cui dovesse accertarsi la responsabilità e ogni altra fattispecie criminosa che venisse individuata dalla S.V.”

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