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Vittorio Petrelli: “A proposito della trasparenza presso Autorità Portuale di Civitavecchia”

5 febbraio 2014

Da Vittorio Petrelli, riceviamo e pubblichiamo.

“Posso comprendere da parte delle organizzazioni sindacali la difesa di quanto un gruppo di lavoratori, mi riferisco ai circa 100 dipendenti dell’Autorità Portuale, può aver conquistato con la contrattazione di secondo livello.

Quello che non comprendo è per quale ragione i sindacati non vogliano dare seguito ad una richiesta legittima di trasparenza avanzata da uno dei massimi rappresentanti istituzionali della città.

Credo che sia più che legittimo sapere per quale ragione, se è vera la denuncia dell’onorevole Marietta Tidei, gli stipendi dei dipendenti dell’Autorità Portuale siano molto più alti rispetto a quelli dei dipendenti delle altre Autorità Portuali, per quale ragione il loro costo sia quattro volte superiore rispetto a quello dei lavoratori del Comune di Civitavecchia.

Credo sia altrettanto giusto sapere, anche per porre fine alla ridda di voci incontrollate che certo non giovano all’immagine dell’Autorità Portuale di Civitavecchia, i nominativi dei dipendenti di quello che è e rimane un ente pubblico e il modo col quale sono stati assunti, di quanti hanno con l’Autorità Portuale rapporti di collaborazione e consulenza e con quali importi, così come i nominativi dei dipendenti di aziende legate alla stessa Authority: mi riferisco, ad esempio, a Port Mobility e Port Utilities e le modalità delle loro assunzioni. In un momento nel quale c’è una drammatica scarsità di occasioni di lavoro per i giovani civitavecchiesi, spesso laureati, ritengo che i sindacati dovrebbero essere in prima fila nel chiedere la massima trasparenza.

La campagna elettorale, a mio giudizio, non c’entra nulla con la richiesta di trasparenza. Una richiesta che, credo, prenda spunto dal constatare il livello di massima esasperazione raggiunta dalla gente. Tireremmo tutti un grande sospiro di sollievo nel sapere che non ci sono lavoratori di serie A e di serie C, così come dal sapere che non ci sono disoccupati di serie A e di serie Z.”

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