Tarquinia. L’Associazione “Bio Ambiente” dice no al Biogas

10 marzo 2014

Dall’ associazione “Bio Ambiente cura e salvaguardia del territorio di Tarquinia e dell’ Alto Lazio” riceviamo e pubblichiamo

“Il Consorzio Pellicano sta riempiendo il territorio di improbabili volantini che, nel tentativo di convincere della bontà del proprio progetto teso alla realizzazione di un impianto a BIOGAS, si conclude con toni offensivi quanto implicite intimidazioni (ma questo lo deciderà la magistratura) verso chiunque OSI sottolineare le criticità ambientali insite nel progetto.

Mistificare la realtà dei fatti nascondendosi dietro comunicati e volantini benevoli, salutari solo per chi abbia interessi enormemente speculativi nell’ interesse di pochi privati. Il non dire quali rischi comporti realmente un impianto a biogas, attualmente classificato quale “Industria Insalubre di prima classe”. Il volerlo realizzare in un terreno agricolo sito in un territorio già sottoposto ad altre fonti altamente inquinanti (Centrali di Torrevaldaliga Nord, Torrevaldaliga Sud e Montalto di Castro, Porto di Civitavecchia, deposito di petcoke a Tarquinia, ecc), tutto ciò è la vera DISINFORMAZIONE che causa DANNO  al cittadino.

I cittadini di Tarquinia e l’Associazione “Bio Ambiente cura e salvaguardia del territorio di Tarquinia e dell’ Alto Lazio”, unitamente al  Forum Ambientalista, dicono ad alta voce “NO AL  BIOGAS”.                                                                                                                     

E’ infatti, impensabile, oltreché inutile per la collettività,  caricare l’ambiente del nostro territorio di ulteriori rischi d’inquinamento  quali  la produzione di polveri sottili (nano particelle, particolato primario e secondario) ed emissioni di ossido di azoto e zolfo,  derivati dalla combustione dei gas  prodotti dalla fermentazione dei rifiuti organici in tali industrie che va ad aggiungersi all’inquinamento a ciclo continuo dovuto al trasporto del materiale organico (rifiuti) a mezzo di numerosi camion. Un grave ulteriore danno per la salute dei cittadini e ciò a solo ed esclusivo vantaggio economico di pochi imprenditori privati che vogliono realizzare nel nostro territorio impianti che nulla hanno a che vedere con le esigenze della collettività.

Inoltre gli impianti a  biogas non sono assolutamente  innocui neanche per i terreni né per le falde acquifere poiché sono ad alto rischio di contaminazione patogena batteriologica. Inoltre la fermentazione anaerobica dei rifiuto organici favorisce la produzione di batteri sporigeni anaerobi come il clostridium botulinum che, attraverso il digestato (prodotto finale della lavorazione di tali industrie) successivamente sparso sui campi come concime, può determinare problemi anche mortali negli animali d’allevamento e finanche alle persone (Allarme botulismo dalla Germania; Prof. Dr. Helghe Bohnel).

Il territorio di Tarquinia presenta già da anni rilevanti problematiche di inquinamento ambientale che generano un effetto anche di tipo cumulativo e, considerata l’alta percentuale di gravi patologie anche mortali legate proprio all’inquinamento, sorge sponaneo chiedersi che tipo di responsabilità si stiano assumendo politici e amministratori nel favorire la proliferazione di queste centrali. Per non parlare poi delle conseguenze dell’inquinamento sul fragile quanto delicato rapporto tra le percentuali di CO2, O2 ed Ozono che stanno progressivamente cambiando, con i rischi delle mutazioni climatiche e dei disastri naturali già in atto in questi ultimi anni.

Alla luce di tali considerazioni, assume ancora più importanza il rispetto del “Principio di precauzione“, ratificato nel 1992 dalla Convenzione di Rio de Janeiro ed inserito nel 1994 nel Trattato dell’Unione Europea, che afferma con chiarezza che “…un prodotto o un processo produttivo non vanno considerati… pericolosi soltanto dopo che è stato determinato quanti danni ambientali, malattie e morti producono, ma al contrario, possono essere considerati sicuri solo se siano in grado, al di là di ogni ragionevole dubbio, di escludere che possano presentare rischi rilevanti ed irreversibili per l’ambiente e per la salute “ (Prof. G..Tamino “Rifiuto: riduco e riciclo”;Arianna Editore, pag.31). 

Convegni, studi ed articoli scientifici sui rischi sanitari ed ambientali derivanti dall’attività di questi impianti  non garantiscono nessuna sicurezza “al di là di ogni ragionevole dubbio”, anzi mettono in

guardia sui fatali ed irreversibili danni per la salute e per l’ambiente a lungo e medio termine.

 
   


Peraltro esiste un’ampia casistica di incidenti che rendono evidenti quali pericoli (esplosioni, fuoriuscita di predigestato dalle vasche di contenimento, contaminazione delle falde acquifere, danni alle persone anche di tipo infettivo) anche nel breve termine, possano rappresentare tali impianti tanto da essere sempre più spesso posti sotto sequestro dalla magistratura. 

Basterebbe riflettere sul fatto che l’Emilia Romagna ha stabilito di impedire la realizzazione di tali industrie a salvaguardia del “parmigiano reggiano” prodotto DOP; decisione assunta con una moratoria regionale dopo alcuni incidenti di “rigonfiamento gassoso e rottura” di forme di parmigiano, dovute alla tossina botulinica altamente pericolosa per la salute umana finanche alla morte.

Nel lazio, invece, stiamo assistendo ad un vero e proprio proliferare di tali impianti, sebbene l’unità di intenti tra comitati associazioni ed istituzioni ha prodotto la mancata realizzazione o la chiusura di impianti a biogas a Cerveteri, Manziana, Allumiere, Capalbio, Cigliano, Montopoli, Fara Sabina, Castiglion Fibocchi, Chiusi,ecc.

Non ci sono alibi: FERMARE GLI IMPIANTI A BIOGAS È POSSIBILE SE SI È UNITI E SI VUOLE VERAMENTE!

Questa “ Industria Insalubre non sà da fare !“

Per questo in qualità di cittadini residenti sul territorio e soggetti finalizzati alla tutela dell’ambiente, lanciamo un forte e deciso appello affinché nel nostro territorio si dia la priorità, il massimo dell’attenzione e dell’impegno a programmi di tutela e bonifica ambientale, di sorveglianza dello stato di salute delle popolazioni residenti e si rifiuti decisamente e senza indugi ogni altra scelta, struttura od impianto ad alto impatto ambientale e sanitario.

 

Il Consorzio Pellicano sta riempiendo il territorio di improbabili volantini che, nel tentativo di convincere della bontà del proprio progetto teso alla realizzazione di un impianto a BIOGAS, si conclude con toni offensivi quanto implicite intimidazioni (ma questo lo deciderà la magistratura) verso chiunque OSI sottolineare le criticità ambientali insite nel progetto.

Mistificare la realtà dei fatti nascondendosi dietro comunicati e volantini benevoli, salutari solo per chi abbia interessi enormemente speculativi nell’ interesse di pochi privati. Il non dire quali rischi comporti realmente un impianto a biogas, attualmente classificato quale “Industria Insalubre di prima classe”. Il volerlo realizzare in un terreno agricolo sito in un territorio già sottoposto ad altre fonti altamente inquinanti (Centrali di Torrevaldaliga Nord, Torrevaldaliga Sud e Montalto di Castro, Porto di Civitavecchia, deposito di petcoke a Tarquinia, ecc), tutto ciò è la vera DISINFORMAZIONE che causa DANNO  al cittadino.

I cittadini di Tarquinia e l’Associazione “Bio Ambiente cura e salvaguardia del territorio di Tarquinia e dell’ Alto Lazio”, unitamente al  Forum Ambientalista, dicono ad alta voce “NO AL  BIOGAS”.                                                                                                                     E’ infatti, impensabile, oltreché inutile per la collettività,  caricare l’ambiente del nostro territorio di ulteriori rischi d’inquinamento  quali  la produzione di polveri sottili (nano particelle, particolato primario e secondario) ed emissioni di ossido di azoto e zolfo,  derivati dalla combustione dei gas  prodotti dalla fermentazione dei rifiuti organici in tali industrie che va ad aggiungersi all’inquinamento a ciclo continuo dovuto al trasporto del materiale organico (rifiuti) a mezzo di numerosi camion. Un grave ulteriore danno per la salute dei cittadini e ciò a solo ed esclusivo vantaggio economico di pochi imprenditori privati che vogliono realizzare nel nostro territorio impianti che nulla hanno a che vedere con le esigenze della collettività.

Inoltre gli impianti a  biogas non sono assolutamente  innocui neanche per i terreni né per le falde acquifere poiché sono ad alto rischio di contaminazione patogena batteriologica. Inoltre la fermentazione anaerobica dei rifiuto organici favorisce la produzione di batteri sporigeni anaerobi come il clostridium botulinum che, attraverso il digestato (prodotto finale della lavorazione di tali industrie) successivamente sparso sui campi come concime, può determinare problemi anche mortali negli animali d’allevamento e finanche alle persone (Allarme botulismo dalla Germania; Prof. Dr. Helghe Bohnel).

Il territorio di Tarquinia presenta già da anni rilevanti problematiche di inquinamento ambientale che generano un effetto anche di tipo cumulativo e, considerata l’alta percentuale di gravi patologie anche mortali legate proprio all’inquinamento, sorge sponaneo chiedersi che tipo di responsabilità si stiano assumendo politici e amministratori nel favorire la proliferazione di queste centrali. Per non parlare poi delle conseguenze dell’inquinamento sul fragile quanto delicato rapporto tra le percentuali di CO2, O2 ed Ozono che stanno progressivamente cambiando, con i rischi delle mutazioni climatiche e dei disastri naturali già in atto in questi ultimi anni.

Alla luce di tali considerazioni, assume ancora più importanza il rispetto del “Principio di precauzione“, ratificato nel 1992 dalla Convenzione di Rio de Janeiro ed inserito nel 1994 nel Trattato dell’Unione Europea, che afferma con chiarezza che “…un prodotto o un processo produttivo non vanno considerati… pericolosi soltanto dopo che è stato determinato quanti danni ambientali, malattie e morti producono, ma al contrario, possono essere considerati sicuri solo se siano in grado, al di là di ogni ragionevole dubbio, di escludere che possano presentare rischi rilevanti ed irreversibili per l’ambiente e per la salute “ (Prof. G..Tamino “Rifiuto: riduco e riciclo”;Arianna Editore, pag.31). 

Convegni, studi ed articoli scientifici sui rischi sanitari ed ambientali derivanti dall’attività di questi impianti  non garantiscono nessuna sicurezza “al di là di ogni ragionevole dubbio”, anzi mettono in

guardia sui fatali ed irreversibili danni per la salute e per l’ambiente a lungo e medio termine.

 
   


Peraltro esiste un’ampia casistica di incidenti che rendono evidenti quali pericoli (esplosioni, fuoriuscita di predigestato dalle vasche di contenimento, contaminazione delle falde acquifere, danni alle persone anche di tipo infettivo) anche nel breve termine, possano rappresentare tali impianti tanto da essere sempre più spesso posti sotto sequestro dalla magistratura. 

Basterebbe riflettere sul fatto che l’Emilia Romagna ha stabilito di impedire la realizzazione di tali industrie a salvaguardia del “parmigiano reggiano” prodotto DOP; decisione assunta con una moratoria regionale dopo alcuni incidenti di “rigonfiamento gassoso e rottura” di forme di parmigiano, dovute alla tossina botulinica altamente pericolosa per la salute umana finanche alla morte.

Nel lazio, invece, stiamo assistendo ad un vero e proprio proliferare di tali impianti, sebbene l’unità di intenti tra comitati associazioni ed istituzioni ha prodotto la mancata realizzazione o la chiusura di impianti a biogas a Cerveteri, Manziana, Allumiere, Capalbio, Cigliano, Montopoli, Fara Sabina, Castiglion Fibocchi, Chiusi,ecc.

Non ci sono alibi: FERMARE GLI IMPIANTI A BIOGAS È POSSIBILE SE SI È UNITI E SI VUOLE VERAMENTE!

Questa “ Industria Insalubre non sà da fare !“

Per questo in qualità di cittadini residenti sul territorio e soggetti finalizzati alla tutela dell’ambiente, lanciamo un forte e deciso appello affinché nel nostro territorio si dia la priorità, il massimo dell’attenzione e dell’impegno a programmi di tutela e bonifica ambientale, di sorveglianza dello stato di salute delle popolazioni residenti e si rifiuti decisamente e senza indugi ogni altra scelta, struttura od impianto ad alto impatto ambientale e sanitario.”

 


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