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SSC. La necropoli “dolmetica” di Pian Sultano

14 Feb 2018

Un bel rompicapo dell’etrusco tolfetano. Rubrica a cura di Glauco Stracci – SSC.
La necropoli di Pian Sultano (corruzione di Pian Soldano) comprende venticinque tombe del tipo a tumolo con camera costruita, a camera ipogea, ovvero intagliata nella roccia, e in ridotta misura a fossa. Ubicata a Santa Severa Nord, frazione del comune di Tolfa, prende il nome dall’omonimo toponimo, confinante con le vicine località di “Fontanile del Pietrone” e “Le Cavarelle”.
Il sito poggia su di un vasto pianoro di travertino, della potenza media di 80 m, che fu generato in millenni dalle acque  idrotermali, tuttora presenti, l’area è poi percorsa dal fosso Eri (lat. Heri, rame). La presenza della necropoli etrusca è menzionata
per la prima volta dal Coppi nel 1836, mentre dal Micali e dal Dennis sappiamo che vi eseguì degli scavi Donna Caetani duchessa
di Sermoneta alla metà dell’Ottocento. Seguirono delle ricognizioni in loco ai primi del Novecento (Bastianelli, Mengarelli),
ma il primo scavo documentato fu nei primi anni’50 condotto dal Puglisi e molto criticato dal Blanc perché i tumuli, di aspetto dolmetico, erano attribuiti alla civiltà appenninica con un riutilizzo in epoca etrusca, mentre oggi, salvo forse un caso, sappiamo che i tumuli appartengono a quella singolare architettura etrusca peculiare dei Monti della Tolfa, per il periodo Orientalizzante
e Arcaico, che trova riscontri con altre necropoli del comprensorio, come Colle di Mezzo e Bandita Grande. Molte sono state le ricerche effettuate in un passato recente (Colonna, Enei, di Gennaro, et al.) che hanno portato ad una migliore comprensione
del sito e le risposte ai travisamenti passati, in particolare che la fase etrusca insiste su una facies dell’età del Bronzo. Di notevole interesse, vanno poi menzionate le scoperte del 1971 e del 1997 di due cavità naturali nel banco di travertino (di Gennaro, Nitti), registrate nel catasto delle grotte del Lazio come La Sultana (La 1678), lunga ca. 60 m, e La Califfa (La 1691), ca. 50 m, che hanno evidenziato l’aspetto cultuale di queste grotte, mostrando resti umani scheletrici e ceramici che testimoniano la frequentazione
di questi luoghi in epoca protostorica dal Bronzo Alto al Bronzo Recente.

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