Settimana contro il razzismo, Ladispoli si colora di arancione

21 marzo 2014

Dall’Ufficio Stampa di Ladispoli, riceviamo e pubblichiamo.

“Durante la settimana contro il razzismo, indetta dal 16 al 23 marzo, in ricordo del massacro di Sharpeville del 1960 (la giornata più sanguinosa dell’apartheid in Sudafrica) l’Amministrazione comunale ha accolto l’invito dell’Istituto comprensivo Ladispoli I e il 18 marzo il palazzetto comunale si è tinto di arancione tra bandierine, fiocchi, giubbetti, e non solo.

“Un’iniziativa importante quella che si è celebrata la mattina del 18 in aula consiliare – come ha dichiarato l’assessore ai servizi sociali Roberto Ussia – gli studenti hanno parlato di razzismo, con delle modalità coinvolgenti. Un ottimo segnale di speranza ci viene da questi ragazzi che hanno saputo discutere di questo tema in maniera egregia e profonda, con  sensibilità non comune e hanno interagito con le varie realtà associative e le istituzione presenti.”.

La giovane età non ha assolutamente influito sulla profondità delle riflessioni: le classi quinte e la I e II media hanno alternato riflessioni personali a letture tratte da passi di Mandela, dal romanzo “Il razzismo spiegato a mia figlia” (Jelloun) e all’esterno del palazzetto i bambini hanno cantato, ballato e colorato la giornata in un flash mob. In aula consiliare dopo la presentazione della mattinata da parte della preside Susanna Cingolani e della vice Nicoletta Iacomelli, Francesco Merolle ha interpretato l’art.3 della Costituzione che i ragazzi hanno poi letto nelle varie lingue tra cui russo, portoghese arabo, francese, inglese, polacco, romeno e rwandese .

“Molto emozionante e significativa la mattinata condivisa con i ragazzi, le insegnanti, le associazioni – ha dichiarato la delegata all’Integrazione, Cooperazione e Progettazione Europea, Silvia Marongiu – partita dall’articolo 3 della Costituzione che ha messo in evidenza il valore della persona, prima ancora che del cittadino, come titolare dei diritti. E il loro rispettivo riconoscimento dovrebbe essere fattore di coesione sociale e sviluppo di comunità. Ma per poterlo fare bisogna crescere e progredire tutti insieme”.

Tra i partecipanti, il vice presidente Stanley Safari e Margaret Ikiriza dell’associazione Bene-Rwanda Onlus impegnata nella difesa dei diritti umani e nella conservazione della memoria delle tragedie umanitarie: “Educare ai diritti umani significa infatti anche educare alla legalità, alla cittadinanza attiva, alla democrazia, alla non-violenza, all’accettazione delle diversità culturali, alla pace e allo sviluppo sostenibile e rispettoso delle esigenze delle minoranze”.

“Il dibattito sui diritti umani – ha proseguito Marongiu – è dunque di fondamentale importanza e capace di aprire una serie di orizzonti di discussione in grado di investire diversi campi dello scibile. Ladispoli, che conta più di 50 etnie differenti, ormai da anni è impegnata nella lotta contro ogni discriminazione e, come ha affermato l’Associazione Animo, questo genere di iniziative dimostrano come la nostra città sia ormai una realtà multiculturale e solidale consolidata. I bambini delle scuole ci hanno confermato con i loro racconti e interventi che il futuro del nostro territorio sarà ancora in ottime mani”.

Tra le associazioni coinvolte dalle scuole è intervenuta anche la Metamorfosi che farà bagaglio di questa esperienza – “quando è maturata la possibilità di partecipare apportando il nostro contributo, abbiamo pensato di farlo mettendo a disposizione le esperienze del Ratatouille festival Ladispoli – progetto interculturale sviluppato nella nostra Cittadina nell’arco di sei mesi insieme alle comunità straniere sul tema dell’integrazione. Durante la mattinata, una sfumatura arancione si è trasformata in un pensiero comune, inclusivo accogliente spontaneo e neutro, tra l’armonia dei i colori, di  ogni singolo studente. Testimonianze, pensieri, riflessioni di future donne e uomini  che hanno reso l’Aula Consiliare del Comune di Ladispoli un luogo dove raccontare il significato di un diverso modo di  stare insieme, condividere con l’altro non solo un libro, una lavagna, ma probabilmente la difficoltà di una vita intera. Ciò è possibile anche grazie al lavoro di Dirigenti Scolastici ed insegnanti, di Amministratori , Associazioni mossi sempre dal principio del bene comune”.

“La luce di Mandela – ha concluso Marongiu – ci deve esortare ad andare avanti per un progetto collettivo. Oggi è fondamentale conoscere l’altro, e le altre culture. Quando si ha il coraggio di confrontarsi, di arrivare dritti al cuore senza paure, quando la cultura non viene vista come barriera si possono fare grandi cose. L’integrazione è un cammino fatto insieme alle relazioni, all’amicizia e alla solidarietà. Essere integrati significa essere diversi ma potersi considerare uguali. Una società è più forte se tutti insieme, mano nella mano, proviamo ad imprimere il cambiamento.”

 

 

 

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