Santa Severa: il relitto del Polluce ed il recupero del tesoro

11 settembre 2018

Venerdì 14 settembre  alle ore 21.15, nel piazzale delle Barrozze, si terrà   una conferenza dal titolo “ Il relitto del Polluce: dal naufragio al recupero”    a cura di Laura Pagliantini ( Università degli Studi di Siena).

La conferenza fa parte del   ciclo di conferenze scientifico- divulgative “Cose, Uomini, Paesaggi del Mondo Antico”, organizzate da Flavio Enei, Archeologo, e direttore del Museo del Mare e della Navigazione Antica di S. Severa e dal Gatc ( gruppo Archeologico del territorio Cerite), in collaborazione con la Regione Lazio, LAZIOcrea, Mibact, Comune di Santa Marinella e Coopculture.

Il piroscafo ” Polluce” era stato costruito, nel 1839, dai cantieri Normand di Le Havre ed acquistato dalla compagnia di navigazione De Luchi-Rubattino insieme all’unità gemella Castore. Raffaele Rubattino fu un protagonista della navigazione e dei commerci marittimi nell’Italia risorgimentale (ed alla sua compagnia appartenevano i piroscafi con i quali Giuseppe Garibaldi partì da Quarto per l’impresa dei Mille. Il Polluce possedeva un motore a vapore  inglese che forniva una potenza di 160 cavalli per muovere le due ruote a pale laterali e consentirgli  una velocità di 10 nodi. Il  suo arrivo a Genova fu il 13 aprile 1841 e dal 21 dello stesso mese iniziò la sua regolare linea Marsiglia – Genova – Livorno – Civitavecchia – Napoli, trasportando merci e un massimo di 90 passeggeri divisi in due classi.

Nella notte del 17 giugno 1841, alle ore 23,45, al largo delle coste di Capoliveri (isola d’Elba) il piroscafo Polluce fu  speronato dal Mongibello  a circa 2,9 km da Capo Calvo, inabissandosi con il suo “tesoro”, un ingente carico di monete e preziosi (70.000 columnario d’argento e 100.000 monete d’oro).

Il 25 settembre 2014, la Marina Militare, in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT), ha recuperato una serie di monete provenienti dal “tesoro” del relitto. L’operazione è stata condotta da Nave Anteo e dal Gruppo Operativo Subacquei (GOS) del Comando Subacquei ed Incursori (COMSUBIN) “Teseo Tesei”, ad una profondità di oltre 100 metri. La scoperta è stata possibile grazie all’impiego del nuovo ROV (Remoted Operative Vehicle) PEGASO, in dotazione a Comsubin, un sofisticato sistema robotico dotato di potenti bracci manipolatori, telecamere ad alta definizione e sonar di ultima generazione, che può raggiungere i 2.000 metri di profondità.

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