Porto di Civitavecchia

Porto, sotto sequestro la nuova darsena traghetti

4 giugno 2014

Nove avvisi di garanzia nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili a vario titolo ed in concorso tra loro del reato di “frode nelle pubbliche forniture con l’aggravante di aver commesso il fatto su opere destinate alle comunicazioni marittime, il tutto in danno della stazione appaltante Autorità Portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta”. Questo lo scandalo che ha investito i lavori in fase di realizzazione denominati “opere strategiche per il porto di Civitavecchia 1° lotto funzionale prolungamento antemurale Cristoforo Colombo, darsena servizi e darsena traghetti”, sequestrato questa mattina dai carabinieri del Comando per la Tutela dell’Ambiente – Nucleo Operativo Ecologico di Roma, coordinati dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia. Con l’atto del procuratore capo Gianfranco Amendola e del sostituto procuratore Lorenzo Del Giudice, si è dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del locale Tribunale (dottor Lorenzo Ferri) nei confronti delle opere, aggiudicate a seguito di gara d’appalto, dall’Associazione Temporanea d’Imprese composta da: Itinera Spa – Impresa Pietro Cidonio – Grandi Lavori Fincosit Spa e Coopsette Società Cooperativa, per l’importo di oltre 130.000.000 di euro. – Nella circostanza sono stati notificati nove avvisi di garanzia nei confronti di altrettanti soggetti, sono inoltre state eseguite numerose perquisizioni presso le abitazioni e presso gli uffici delle società subappaltatrici coinvolte sequestrando documentazione ritenuta di interesse per il prosieguo degli accertamenti. Non si esclude che a seguito degli accertamenti, tuttora in corso, possano emergere ulteriori violazioni di carattere ambientale. – Le verifiche venivano preliminarmente avviate dal Corpo Forestale dello Stato a seguito di due esposti nei quali venivano segnalate delle irregolarità nell’esecuzione dell’appalto in questione. Successivamente, grazie ad una articolata e prolungata attività di indagine svolta dal reparto speciale dell’Arma, si aveva modo di accertare che la frode veniva realizzata da società subappaltatrici locali le quali fornivano materiali lapidei (rocce provenienti da cave della zona) e calcestruzzo difformi a quanto stabilito dal capitolato d’appalto. – Detti materiali lapidei, utilizzati per il riempimento dei cosiddetti ‘cassoni cellulari’ che costituiscono la base delle opere a mare, sono per caratteristiche, qualità, dimensioni provenienza e natura del tutto difformi da quanto previsto dal contratto, poiché provenienti da cave diverse da quelle indicate nella documentazione prodotta alla stazione appaltante e attraverso documenti di trasporto ideologicamente falsi veniva mascherata la reale provenienza. – Il materiale risultava estratto e caricato su autocarri senza alcuna attività di selezione, con rocce di dimensioni inferiori a quelle previste e con caratteristiche geologiche e meccaniche difformi da quelle richieste dal capitolato d’appalto, nonché, in frequenti casi, mescolate a terra e marna. Anche il calcestruzzo impiegato per la realizzazione dei cassoni cellulari è risultato di qualità inferiore a quanto dichiarato e richiesto nei capitolati d’appalto. Annuncio promozionale- Il sequestro si rendeva necessario sia per l’acquisizione di ulteriori elementi probatori, ma anche al fine di fermare la realizzazione di opere che se terminate con tali modalità, avrebbero pregiudicato la loro resistenza e durata nel tempo con seri rischi per la stabilità dell’opera stessa. Allo stato attuale sono stati iscritti nel registro degli indagati per il reato di frode nelle pubbliche forniture in concorso titolari e dipendenti delle società subappaltatrici coinvolte e non sono indagati funzionari pubblici.

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