Pascale (Psi): “elezioni europee, senza simbolo non c’è partito”

6 marzo 2014

Il 12 marzo è convocata la segreteria nazionale del partito. A quel tavolo, verosimilmente, si dovrà discutere dell’atteggiamento da tenere nei confronti delle elezioni europee. Decidere se presentare o meno una lista autonoma è una decisione da prendere con urgenza, in modo da poter svolgere in tempo utile sia gli adempimenti burocratici di rito che raccogliere materialmente le candidature”. Così ha dichiarato Mario Michele Pascale, membro del consiglio nazionale del PSI. Prosegue l’esponente socialista: “Devo far notare però, con il dovuto rispetto per i compagni che compongono la segreteria nazionale, che la decisione di presentare o meno una lista autonoma sia di competenza del consiglio nazionale. Siamo infatti di fronte ad uno scenario molto diverso rispetto a quello del congresso di Venezia, scenario che deve tener conto, tra le altre cose, dei nuovi rapporti con il PD, degli esiti del congresso del PSE, dei risvolti statutari della nomina del compagno segretario Riccardo Nencini a viceministro. Insomma modificazioni tali per cui sarebbe opportuno che decisioni così delicate sulla linea politica (e presentare o no una lista è decisione di capitale importanza), venissero prese su di una base di dibattito più ampia possibile. Questo vuol dire, necessariamente, convocare l’organo statutario di base, che è il consiglio nazionale.  Invito quindi la segreteria nazionale del 12 marzo a convocare a stretto giro il consiglio nazionale, ponendo all’ordine del giorno la questione delle elezioni europee”. Conclude Pascale: “Credo, inoltre, che chiunque abbia a cuore l’autonomia politica e l’esistenza stessa del partito non possa che essere d’accordo con la presentazione di nostre liste per le europee. Il fatto di aver svolto in comune con il PD il congresso del PSE, andrebbe visto come un’opportunità, certo, ma non può e non deve voler dire annessione. Accettare candidature singole nella lista del PD, per quanto possa risultare vantaggioso per i candidati, vorrebbe dire abdicare al nostro ruolo di membri del PSE, uscire da una logica di partito (il nostro, si intende) per abbracciare quello della vile cordata elettorale. In caso di candidature singole in altra lista non mi sentirei, francamente, di condannare quei compagni che decidessero di astenersi dal voto o di sostenere altri candidati.   Senza simbolo non esiste partito. E’ chiaro che l’unica strada giusta è quella della presentazione delle nostre liste. Una scelta etica, tatticamente e strategicamente corretta, che ribadisca l’esistenza del partito come comunità politica, nonché la nostra piena autonomia decisionale”.

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