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Il Racconto. “Come gettare un sasso in uno stagno” (Rubrica a cura di Paolo Tagliaferri, avvocato e scrittore)

14 settembre 2016

Marco Salomone, “Come gettare un sasso in uno stagno” – Ed. Streetlib, euro 9.
Le mille anime di Marco Salomone, ovvero “la follia misurata”.
Non prendendomi troppo sul serio ma rispettando la sua richiesta, mi accingo a scrivere queste righe per l’amico
Marco. Che è persona pacata, pulita e per bene. E la sua scrittura ne è perfetta copia. Pulizia e pacatezza che, in
quest’epoca di esaltazioni ( “Oggi l’alloro è premio di colui che tra clangor di buccine s’esalta, che sale cerretano
alla ribalta per fa di sé favoleggiar altrui…”), appaiono quasi diminuzioni, autoesili stilistici. Non a caso Gozzano tra
le parentesi a censurare il troppo di questi anni.
Ma Salomone è folle e visionario e possiede mille anime. Mille eteronimi Pessoiani. Misura nello stile, genialità nella storia. La narrazione viaggia, corre, sbanda, si imbizzarrisce, scalcia. Le sue anime confliggenti lo impegnano
non poco a tenere le briglia. E ci riesce, anche quando l’avremmo voluto più guascone, più spavaldo nel lanciare le bestie in un galoppo selvaggio, a macinare chilometri di ludica dissacrazione.
Gli Io pacati ma folli di Salomone.
In “Ricerca al buio” e “Autostop” è King e Benni. Benni, Rodari e Calvino in “La nonna di cappuccettino rosso”.
Fridrick Brown fa capolino ne “ Il Patriota”. In “come gettare un sasso in uno stagno” Salomone risorge Guareschi.
“Verso” è un racconto da strada. Così da strada che quasi sembra sputato dal Chinaski – Bukowski di turno. Quasi sputato perché il tizio ha un fazzoletto bianco, lindo, profumato e quando con quello si asciuga il volto, come per incanto appare Fante.
“Take a walk on the wild side” con ritorno al pulito. Magie Salomoniane. “La via della chiesa vecchia”: è un esplosione.
Un gettare all’aria gli eteronimi custoditi nel baule della sua coscienza.
Novello Fregoli o Giachetti, Salomone inizia come Simenon, cerca un cappotto alla Gadda, prova una camicia di Sciascia, un foulard alla Durrenmatt… ma a un tratto, tira le briglia, rallenta, si gode il paesaggio al piccolo trotto malinconico che ti sembra di leggere Parise. A lui piace così e, in fondo, non dispiace nemmeno a noi.
Un giro del mondo pazzo ma pacato. Godetevelo.

 

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