Il racconto. Il Forziere – a cura di Kempes Astolfi

11 ottobre 2018

Aveva avuto dubbi da sempre, Donald. Fin da piccolo, quando la famiglia si trasferì in Australia aveva tentennato. I soldi, soprattutto nel sud Italia, scarseggiavano, come il lavoro. Papà Arturo, colto contadino con la vena esterofila, aveva chiamato il figlio con un nome straniero. Aveva studiato, Arturo: nato in Molise ma residente in Calabria, a Vibo Pizzo, si era laureato in ingegneria a Roma nel 1972. Aveva vissuto un mondo che lo aveva frastornato. Poi, vi si era adattato. Infine, era tornato alle origini, a lavorare la terra con la sapiente mano e l’insofferenza di chi sapeva che poteva dare di più. Fu così che a ventotto anni, con una moglie devota e il piccolo Donald di quasi dieci anni, Arturo disse: «Basta. Emigriamo. Andiamo in Australia, dove verrò pagato per quello che ho studiato.»
Il piccolo Donald non era d’accordo: si sentiva forzato. Stava scoprendo il mondo, facendolo suo: le piccole, nuove abitudini, le gioie, il calore della numerosa famiglia calabrese.
Donald era un peperino di tutto rispetto. Un giorno, poche settimane dopo la decisione del padre, entrò in casa mentre tutti lo aspettavano per pranzo e buttò lì una semplice domanda: «Chi siete voi per dirmi cosa fare?»
Aveva osato. Donald era andato contro la patria potestà, sfidando papà Arturo con uno sguardo degno di un guerriero. Arturo aveva sorriso, si era alzato e lentamente si era avvicinato verso Donald, immobile.
Il padre allungò lentamente la mano.
Il figlio indietreggiò, impaurito.
«Vieni qui, figliolo» esortò con voce calda Arturo. Donald aveva temuto il peggio.
«Se vuoi rimanere in Italia, ci sono i tuoi nonni, la tua famiglia. A te la scelta.»
Arturo era da sempre stato assertore dei delicati equilibri su cui la libertà di scegliere regna sovrana. Come poteva impedire al sangue del suo sangue di fare l’esperienza desiderata?
«Quando vorrai, ci raggiungerai. Ti aspetteremo a braccia aperte.»
Elisa non era d’accordo: conservatrice, mai propositiva, aveva sposato Arturo giovanissima perché in lui vedeva una luce diversa. Elisa pensava che quell’uomo poteva cambiare lo stato delle cose, migliorare la sua vita. Per questo, anche se con caratteri completamente diversi, aveva assecondato la visione di colui che ora la stava per portare in Australia. Anche se sofferente, Elisa avrebbe acconsentito anche a questo, per amore del marito. Erano passati vent’anni da quel giorno.
Il mondo era cambiato. Donald non aveva più raggiunto la famiglia. Sentiva i genitori ogni tanto, al telefono, e li vedeva una volta all’anno, nel periodo natalizio. Arturo si era sistemato, diventato un professionista ricercato a Perth ed Elisa era diventata la sua segretaria. Insieme avevano concepito altri due figli, un maschio e una femmina.
Donald era rimasto, affezionato a quella che considerava la sua casa, anche senza genitori. Dopo il diploma aveva iniziato a coltivare la terra, con le sue mani, diventate sapienti quanto il suo arguto intelletto. Si era ritagliato il suo piccolo mercato fornendo, con i prodotti della sua terra, diversi supermarket e alimentari locali, ingrandendo sempre più il giro delle consegne.

(fine prima parte)

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