Il Comitato Quattro Porte: “no alla demolizione del Ferrotel”

4 marzo 2013

Dal Comitato Quattro Porte, riceviamo e pubblichiamo. “La settimana passata il consiglio comunale, nel corso di una seduta in cui sono state affermate molte inesattezze, ha votato per l’abbattimento della palazzina Ferrotel. Noi del Comitato QuattroPorte crediamo che si tratti di un atto sbagliato e controproducente. Da anni affermiamo che dell’emergenza abitativa è una delle questioni cardine del tessuto sociale di Civitavecchia. Durante questi anni nella palazzina Ferrotel, abbiamo organizzato numerose iniziative per ribadire che la casa è uno dei diritti inalienabili del cittadino e che questo diritto deve essere difeso. L’apertura di uno sportello per il diritto all’abitare all’interno dei locali del Ferrotel ci ha confermato quanto l’emergenza abitativa sia diffusa in città. Da anni il palazzo Ferrotel è divenuto un luogo di aggregazione sociale per i soggetti che dall’emergenza abitativa vogliono uscire con dignità, a testa alta; un luogo dove nuclei in emergenza abitativa si sono autorganizzati consentendo all’Amministrazione comunale un risparmio di oltre € 100.000,00. Il diritto alla casa non è una merce di scambio da patteggiare con nessuno.E allora: perché demolire la palazzina Ferrotel? Con la demolizione del Ferrotel si compirebbe un atto antieconomico. Antieconomico perché in questo modo si sottrarrebbero soldi alla città per avvallare un modello urbanistico superato. Esiste un procedimento legislativo per risolvere il problema dell’emergenza abitativa, in questa come in altre città: L’AUTORECUPERO ABITATIVO. Si tratta di una legge per la costruzione di edilizia pubblica (si tratta per la precisione della legge della Regione Lazio numero 55/1998) che possiede molti esempi a Roma, nella provincia e anche nelle città più virtuose d’Europa e che consiste nel recupero abitativo degli edifici pubblici dismessi e abbandonati. Ricordiamo che la palazzina Ferrotel era abbandonata da anni e che solamente il lavoro degli inquilini l’ha restituita alla città. Con l’autorecupero la palazzina Ferrotel rimarrebbe di proprietà comunale e i lavori per la ristrutturazione dell’immobile costerebbero molto meno della costruzione ex novo di nuovi edifici poiché i lavori a carico dell’amministrazione sarebbero solamente quelli esterni. I lavori di ristrutturazione degli interni sarebbero invece a carico della cooperativa degli inquilini. Le economie in questo modo risparmiate potrebbero essere messe a disposizione per la costruzione di nuovi alloggi popolari. Non ci si copra con l’alibi che la demolizione, e la relativa ricostruzione, consentirebbero la sistemazione di un numero più alto di nuclei familiari: con l’autorecupero è possibile raggiungere lo stesso medesimo obiettivo. È qui necessario chiarire un punto fondamentale: la costruzione di nuovi edifici pubblici per l’emergenza abitativa non è in contraddizione con l’autorecupero. L’autorecupero, deve essere chiaro: è una forma di edilizia pubblica.Con la demolizione del Ferrotel si compirebbe soprattutto un atto antisociale. Antisociale perché in questo modo si seppellirebbe un esperimento di forte rilevanza che ha agito sempre e comunque pubblicamente e alla luce del sole. L’auterecupero al contrario potrebbe permettere la continuazione di un virtuoso esempio di partecipazione democratica. L’autorecupero è un procedimento che per legge viene inaugurato dall’istituzione comunale insieme alle cooperative di inquilini del palazzo da autorecuperare. Si tratta di avere la volontà di costruire legami tra le istituzioni e la cittadinanza. L’autorecupero infatti è una forma di partecipazione alla vita democratica. Abbiamo già incontrato più volte l’amministrazione e abbiamo proposto l’autorecupero della palazzina Ferrotel. Abbiamo precedentemente articolato i passaggi istituzionali e contattato le persone per progettare insieme al Comune i lavori di ristrutturazione. La risposta dell’amministrazione è stata la votazione per la demolizione del palazzo. Pensavamo davvero che la nuova amministrazione sarebbe stata più attenta della precedente alle esigenze sociali più avvertite della cittadinanza civitavecchiese. Durante la seduta comunale in cui si è votato per la demolizione abbiamo addirittura avuto l’impressione di un interesse decisamente limitato e di una scarsa conoscenza dell’argomento. Temiamo che non si abbia avuta nemmeno l’esatta consapevolezza della gravità della votazione effettuata. Chiediamo a tutta la cittadinanza di Civitavecchia, alle Associazioni, ai Partiti, ai singoli cittadini, di prendere parola e esprimere la solidarietà alla palazzina Ferrotel. Si tratta di una esperienza collettiva che riguarda tutta la città. Il Ferrotel è una occasione, non un problema: per immaginare e praticare una politica abitativa al livello delle sfide dell’Italia contemporanea”.

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