I socialisti celebrano l’8 marzo

7 marzo 2014

Dal consiglio direttivo del Partito Socialista riceviamo e pubblichiamo. “Sentiamo il dovere di dire qualcosa di importante, di diverso e se possibile non rituale in occasione della cosiddetta “festa delle donne” che ricorda le rivendicazioni, le proteste e le lotte, anche cruente, che videro protagoniste nei primi anni del novecento le donne d’America impegnate in ampi settori del mondo del lavoro. Le loro coraggiose iniziative furono esportate ben presto negli altri paesi industrializzati anche grazie alla spinta impressa dalle associazioni e dai movimenti femminili nel frattempo costituitisi. Da allora, attraverso il percorso travagliato e complesso di un secolo segnato dagli enormi progressi della scienza e della tecnica ma anche dagli sconvolgimenti e dai lutti di due guerre mondiali, l’universo femminile ha appagato alcune sue fondamentali aspettative e si è costruito ulteriori prospettive di ascesa in tutti i campi: nei diritti civili, nel lavoro, nell’economia, nella politica, nello sport, nell’associazionismo. In tempi recenti nelle tutele legislative e nella crescente considerazione di cui gode, almeno nel mondo occidentale e in quello che culturalmente gravita su di esso.  Considerevoli sono stati, insomma, i progressi delle donne in termini di libertà e autodeterminazione, tanto che oramai appare superflua, anche da noi, la tradizionale offerta della mimosa, e non più attuali i modi con cui esse erano solite festeggiare, appena qualche anno addietro, la ricorrenza di cui parliamo. Alcune conquiste, per tutta una serie di motivi, sono definitivamente acquisite: hanno soltanto bisogno di consolidarsi. Altre questioni ad esse connesse – quali il riequilibrio dei rapporti di genere, il valore da dare alla vita di coppia, alla sessualità e alla procreazione – investono invece l’umanità nel suo complesso, anche per gli aspetti legati alla morale e alla religione. Ma ciò che costituiva il retaggio delle millenarie oppressioni e delle disuguaglianze, il persistente ruolo subalterno in specie, nonostante alcuni vergognosi rigurgiti, sembra finalmente appartenere alla storia del passato. In definitiva, noi sentiamo il dovere, anche e soprattutto come componente uomini, di celebrare il grosso contributo che le donne hanno dato, stanno dando e sono chiamate a dare per la crescita vigorosa e armonica della comunità locale e nazionale. E in particolare per il loro prezioso apporto di impegno, determinazione, duttilità, versatilità, senso di responsabilità e considerazione dell’estetica che appare irrinunciabile e complementare a quello dell’uomo”. 

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