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Hcs, le proposte della Cgil dopo l’incontro in Regione

14 marzo 2014

Dalla Cgil di Civitavecchia riceviamo e pubblichiamo il resoconto sulla riunione avvenuta questa mattina in Regione per Hcs. “Si è svolto questa mattina l’incontro tra i dirigenti dell’assessorato al lavoro della Regione Lazio, il Commissario Prefettizio di Civitavecchia, il Liquidatore di HCS e le OO.SS. territoriali. Al tavolo abbiamo presentato le proposte che riportiamo di seguito, mosse da fondati dubbi, sulla possibilità concreta di salvare dal dissesto economico le municipalizzate attraverso i percorsi sostenuti dai Liquidatori, e dalla necessità di definire un Piano Industriale che – nel prevedere una consistente implementazione delle attività – indichi una prospettiva certa di rilancio e di conseguente e strutturata salvaguardia dell’occupazione in essere. Siamo in presenza di una situazione particolarmente drammatica connessa ad un importante debito strutturato della Holding HCS, trascinato ed alimentato dalle condizioni delle diverse SOT del gruppo. La spesa corrente di esercizio, appesantita prevalentemente dal costo del personale, continua a produrre ulteriore deficit. Molto schematicamente, riservandoci un’esposizione più lunga e compiuta su quanto avvenuto e sta avvenendo, è evidente che la situazione attuale rappresenta la conseguenza di politiche “amministrative” con le quali si sono utilizzate le risorse economiche messe a disposizione da ENEL (in ragione di convenzioni e accordi per compensazione ambientale) per fare quelle “clientele” e quel “assistenzialismo” che hanno portato a triplicare il numero dei dipendenti delle società interamente partecipate e controllate dal Comune di Civitavecchia. Lo spropositato aumento degli organici, condito con “super minimi”, “ad personam”, inquadramenti e retribuzioni non connessi alle esigenze organizzative bensì piegate a logiche di “favoritismo”, hanno portato ad una condizione ormai insostenibile, segnata perfino da servizi inefficienti e, comunque, particolarmente costosi per i cittadini, oberati anche da una tassazione locale ormai insostenibile. Da queste scarne considerazioni si evincono due urgenti necessità sulle quali poniamo domande e chiediamo un’assunzione di impegno da parte dell’assessorato al lavoro e, più complessivamente, della Regione Lazio. La prima attiene alla necessità, per il futuro, dopo le elezioni di primavere e la formazione della nuova giunta comunale, di istituire un “luogo” deputato a compiti di indirizzo e di controllo sull’utilizzo dei fondi che ENEL continuerà a dare alla città in ragione della recente sottoscrizione di nuove convenzioni. Non è possibile che tanti milioni di euro dati, nel corso degli ultimi anni, per “compensazioni ambientali” e per lo “sviluppo e l’occupazione stabile” siano stati malamente usati per portare sull’orlo della banca rotta le municipalizzate e l’intero comune di Civitavecchia. La seconda è inerente alla indispensabile necessità, movendo dall’obiettivo di salvaguardare tutti gli attuali 400 posti di lavoro che insistono in HCS e nelle SOT, di ampliare la sfera dell’attività delle municipalizzate. Unico modo per rendere economicamente sostenibile un costo del lavoro che, altrimenti, dovrebbe essere drasticamente ridotto.

  1. Investire – anche attraverso i fondi di “startup” messi a disposizione dalla Regione e fondi europei destinati ad implementare pratiche di corretto smaltimento dei rifiuti – per la raccolta differenziata spinta e per il porta a porta. Costruire ed affidare in gestione alle società partecipare un sito di stoccaggio omogeneo e coerente con la raccolta differenziata.

  2. Dare in appalto, attraverso una convenzione regionale sostenuta da più comuni, alle municipalizzate di Civitavecchia, la pulizia delle spiagge di un ampio litorale comprensivo anche di Santa Marinella, Ladispoli e Cerveteri.

  3. Ragionare – rispetto alla possibile sovvenzione di “patti territoriali” con fondi regionali ed europei – su servizi dedicati per mettere in relazione il porto, la città e il territorio di Civitavecchia. Alcune prime cose banali possono riguardare servizi di bus navetta tra il porto e la stazione ferroviaria e l’aeroporto di Fiumicino dedicati, prevalentemente, ai crocieristi. Sempre rispetto ai croceristi un progetto più ambizioso potrebbe contemplare, per le tante persone che decidono di non spostarsi su Roma, dei tour con bus – con guide e traduttori – per visite nel territorio di Civitavecchia e limitrofo, caratterizzato da innumerevoli ricchezze paesaggistiche, archeologiche e naturali, prevedendo anche percorso enogastronomici tesi a valorizzare i prodotti tipici locali.

Ancora, rispetto ai croceristi ed ai passeggeri delle navi, in genere, chiediamo alla Regione, fuori dalle polemiche e dalla propaganda della politica che in questi giorni segna le cronache civitavecchiesi, di verificare la fattibilità di una piccola tassa (analoga a quella utilizzata dalle piccole isole) in termini di compensazione ambientale e – appunto – in ragione di una rete di servizi di “ingresso” alla città e al territorio che le aziende partecipate dal Comune potrebbero svolgere.  Le soluzioni indicate dalla Giunta Tidei, e ancora oggi sostenute dai Liquidatori e amministratori di HCS e delle Sot, appaiono estremamente pericolose per il patrimonio pubblico comunale e quindi per i cittadini di Civitavecchia. Non contengono, inoltre, certezze per il salvataggio della Holding attraverso un “fallimento concordato” già rigettato dal Tribunale di Civitavecchia. Per tali ragioni, con gli obiettivi di salvaguardare davvero oltre 400 posti di lavoro, mantenere il carattere pubblico dei servizi, migliorandone la qualità e rendendoli meno onerosi per i cittadini, invitiamo a valutare la possibilità di operare nel solco delle esperienze che hanno caratterizzato, in Italia, altre vicende connesse a società partecipate in grave difficoltà economica. Vanno cioè ricercate soluzioni – previste dalla legislazione – che liberino le municipalizzate e gli stessi cittadini dal debito pregresso. Soluzioni con le quali è possibile azzerare la situazione debitoria, senza ricadute sul Comune e, contemporaneamente, rincominciare con una nuova condizione nella quale – attraverso una novazione dei rapporti di lavoro – superare super minimi, ad personam, inquadramenti e mansioni non rispondenti ad esigenze organizzative, ecc… Inoltre, in questo modo, è possibile agire anche una grande operazione di equità – accompagnata con l’implementazione dell’attività – migliorando le condizioni di tanti che non arrivano nemmeno a 700 € al mese. Ovviamente, qualora si decida di agire in questa direzione, occorre una assunzione di responsabilità politica diretta da parte della Regione a garanzia di percorsi nei quali va tutelata la continuità lavorativa di tutti gli oltre 400 dipendenti delle municipalizzate. Al termine della riunione i dirigenti dell’assessorato al Lavoro hanno dichiarato la disponibilità, confrontandosi anche con gli altri assessorati competenti, ad approfondire le proposte – da noi argomentate – volte all’implementazione delle attività, unico modo per costruire (a nostro modo di vedere) un Piano Industriale credibile e necessario per garantire, anche in una lunga prospettiva, l’occupazione in essere. Hanno anche invitato il Liquidatore di HCS a non procedere con interventi unilaterali (come minacciato ieri attraverso dichiarazioni rilasciate alla stampa locale) ricercando intese, con tutte le OO.SS., che vadano nella direzione di un immediata riduzione del costo del lavoro. Per questo scopo è stata riconvocata una nuova riunione presso l’assessorato al lavoro il 25 marzo p.v. Rispetto a questo percorso abbiamo nuovamente manifestato dubbi e perplessità sul come si chiedono “sacrifici certi” ai lavoratori non avendo certezze per quanto riguarda il salvataggio delle società e quindi sul mantenimento dell’occupazione. In ogni caso, rispetto alle proposte del Liquidatore – ad iniziare dall’assemblea di lunedì pomeriggio – chiederemo il parere dei lavoratori interessati, promuovendo anche un percorso che porterà ad un Referendum vincolante di tutti i lavoratori.

 

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