Hcs. Cgil: “Grande responsabi​lità dei lavoratori e dei sindacati”

11 marzo 2013

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento della Cgil locale sulla questione Hcs.

“Le accuse di “irresponsabilità”, lanciate da Emiliano Santori e da SEL di Civitavecchia, riferite alle decisioni assunte all’unanimità, nell’ambito dell’assemblea del 8 marzo u.s., dai lavoratori delle municipalizzate e dalle OO.SS., appaiono – oltre che particolarmente gravi, offensive e pesanti – ingenerose, immotivate e infondate.

Come dirigenti sindacali saremmo stati davvero degli “irresponsabili” se non ci fossimo fatti carico della rabbia e della protesta dei lavoratori, indicando e facendoci garanti di percorsi di mobilitazione e di lotta democratici e legali.

Chiunque abbia assistito all’assemblea del 8 marzo si è reso conto che un atteggiamento “sordo” ed “ottuso” del Sindacato, nei confronti delle legittime rivendicazioni dei lavoratori, avrebbe scatenato una ribellione spontanea difficilmente governabile e gestibile, con il rischio di trascinare una delicata vertenza verso seri problemi di ordine pubblico, a scapito dei lavoratori e dei cittadini.

Nel merito, senza polemica nei confronti di SEL e con spirito costruttivo, vorrei far notare come sindacalmente non vi erano più le condizioni per mantenere un accordo sulla “cassa integrazione in deroga a rotazione” sottoscritto in ragione di impegni, formalmente assunti dall’amministrazione comunale, palesemente traditi e disattesi.

Il punto è proprio quello che indica SEL e cioè l’assenza finora di scelte, da parte di una maggioranza palesemente divisa, che impediscono di indicare la direzione di marcia per iniziare la dovuta concertazione su un Piano Industriale di risanamento, riorganizzazione, rilancio e riqualificazione delle municipalizzate di Civitavecchia.

Nel mentre, lavoratori che dal mese di dicembre – responsabilmente – hanno accettato sacrifici importanti, attraverso la riduzione degli stipendi, non intravedono condizioni e possibilità per affermare scelte idonee a mantenere i livelli occupazionali. Anzi, l’inerzia dell’amministrazione comunale, sta avvicinando i rischi di fallimento delle municipalizzate e perfino di possibile dissesto finanziario del Comune. A tutto questo dobbiamo aggiungere quelle che i lavoratori hanno inteso come vere e proprie “provocazioni”, connesse al non aver voluto minimamente scalfire privilegi come “super minimi e ad personam”, legate ad una gestione anarchica ed iniqua della cassa integrazione e – in ultimo – riferite al mancato anticipo delle spettanze INPS sulla “cassa” che ha determinato situazioni, soprattutto per i redditi bassi, socialmente insopportabili.

Ora, è davvero singolare il dire che l’azione del Sindacato indebolisce la posizione di quanti – nell’ambito dell’amministrazione comunale – operano per mantenere il carattere pubblico dei servizi locali.

Da che mondo è mondo funziona esattamente alla rovescia, la lotta sociale rafforza le posizioni di quanti, nelle Istituzioni, ne vogliano interpretare le ragioni.

Il dire quindi che è la sospensione della cassa integrazione – applicata, tra l’altro con criteri dissennati tanto da determinare un risparmio modestissimo in termini di riduzione del costo del lavoro – a spianare la strada alla privatizzazione, è un alibi assurdo e che non sta in piedi.

La nostra mobilitazione non sarà disfattista, bensì costruttiva, finalizzata a rideterminare le condizioni per quel serio tavolo di confronto che doveva aprirsi a dicembre dell’anno passato e del quale ancora non vi è traccia.

Continueremo a chiedere la convocazione di un Tavolo ampio, coinvolgendo anche tutti gli attori economici e sociali del territorio; rivendicheremo – appena dopo l’imminente formale insediamento – un intervento diretto della Regione Lazio.

Nella prossima settimana, in attesa dell’espletamento delle procedure di legge per l’indizione di scioperi, promuoveremo presidi e manifestazioni davanti il Comune, coinvolgendo anche la cittadinanza. Spiegando che la con vendita, solo per fare cassa, dei servizi locali, si perdono posti di lavoro, si aumentano le tariffe, peggiora ulteriormente la qualità dei servizi.

In un rimpallo di colpe e di responsabilità, riferite al dissesto economico e finanziario delle municipalizzate, sappiamo solo che gli unici non “responsabili” e cioè i lavoratori e i cittadini di Civitavecchia, rischiano di pagare il conto. Questo – dateci pure degli irresponsabili – non lo consentiremo”.

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