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Giuseppe Fresi Sul Referendum alle Riforme Costituzionali

15 settembre 2016

“Sic Res Stantibus meglio di no, dice Bersani.
Gli ultimi sondaggi relativi alla partecipazione al Referendum Costituzionale destano particolare preoccupazione, proprio per il fatto che in questo Referendum non esiste il quorum del 50%. Infatti il sondaggio dava il 50% di astensione, un 26% di no, e un 24% di si. A conti fatti se le percentuali restassero queste si avrebbe il risultato che, in caso di vittoria dei si, il 30% circa degli aventi diritto al voto deciderebbe sui cambiamenti alla Costituzione base di tutte le Leggi dello Stato. E non si comprende perché in Parlamento i cambiamenti alla Costituzione per essere approvati, prima del 2001 avevano la necessità del voto favorevole dei due terzi delle Camere, mentre al voto popolare oggi sia sufficiente anche un terzo o meno ancora. Ma la ragione di ciò, cosa ancora più strana, è che l’approvazione in Parlamento della Riforma di fatto è passata senza un ampio consenso parlamentare. Cosa per nulla democratica. Fatto è che se l’astensione dovesse, in questi prossimi mesi aumentare, si avrebbe una maggioranza di si talmente irrisoria da non giustificare cambiamenti alla Costituzione.
E’ vero che la Riforma Costituzionale riducendo il numero dei Senatori farà risparmiare allo Stato diverse centinaia di milioni di euro; accelererà l’iter parlamentare delle leggi; dirimerà le sovrapposizioni di competenza tra Stato e Regioni, eliminando anche lo scandalo dei super stipendi; abrogherà definitivamente le Province (anche se poi nelle Province i super stipendi non ce ne erano ne c’erano bilanci disastrati), con conseguente ulteriore risparmio; abolirà il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (che sarebbe stato meglio mantenerlo e renderlo funzionante), che sebbene avesse la facoltà di promuovere Disegni di Legge non ne ha mai proposte e quindi altro risparmio; sarà possibile introdurre Referendum propositivi per introdurre nuove leggi (oggi i Referendum possono solo confermare o abrogare leggi già approvate).  E’ anche vero che indebolendo una delle Camere il Governo sarà più forte così come il partito politico che lo sostiene; infatti l’Italicum prevede un ampio premio di maggioranza alla Camera per il partito che ottiene un voto più degli altri. Questo aumenterà il peso politico del partito di governo diminuendo al contempo il confronto con le altre forze politiche, base per un’ampia condivisione e partecipazione sulle decisioni da prendere. Il Senato sarà ridotto nel proprio potere; infatti avrà competenza legislativa solo su: riforme costituzionali, referendum, enti locali e politiche europee, tutela delle minoranze linguistiche. In tutti gli altri casi, la Camera legifererà autonomamente perché non sarà obbligata ad accettare emendamenti proposti dal Senato.
Inoltre, per quanto riguarda il nostro territorio l’ulteriore Riforma del titolo V della Costituzione permetterà al Governo di prendere decisioni sul territorio indipendentemente dagli Enti Locali, là dove prevalga l’interesse nazionale.
Adesso ripensando alla Riforma della Sanità, delle Ferrovie, della Scuola, del Lavoro, cosa dovrebbero pensare gli aventi diritto al voto delle Riforme Costituzionali? E riflettendo sul fatto che per il Ddl del Ministro Boschi c’è il sostegno per il si dell’attuale Presidente del Consiglio e Capo del Governo, mentre per il no, è schierato, al momento con particolare risonanza, l’Onorevole Massimo D’Alema del fu Governo D’Alema sostenitore delle leggi sul lavoro. Che dire?”.

Lo ha comunicato in una nota stampa Giuseppe Fresi.

 

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