Galletta: “Un PD prateria, non riserva indiana”

8 marzo 2013

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento dell’assessore all’ambiente e dirigente del Partito Democratico Roberta Galletta.

“Quello che è accaduto nelle scorse elezioni in Italia e a Civitavecchia in particolare  ha avuto un risultato devastante per tutto il nostro partito, il Partito Democratico. Abbiamo perso le elezioni nonostante i tanti voti perchè la legge elettorale ha sancito, ancora una volta e se mai ce ne fosse ancora bisogno, l’immobilismo che produce il nostro sistema elettorale e che se non sarà cambiata al più presto  avrà ripercussioni ancora più gravi su tutto il paese. Ma anche perchè non abbiamo saputo interpretare i bisogni e le drammatiche richieste che arrivano da tempo dalla gente. Che ha invece trovato nel Movimento 5 Stelle un orecchio che ha saputo ascoltare. Per adesso, però c’è stato. Questo deve essere un monito per tutto il Partito Democratico e tutto il centro sinistra perchè abbiamo perso tempo, abbiamo parlato troppo e fatto pochissimo e di questo tutti noi dirigenti del Pd così come assessori e consiglieri dobbiamo farcene carico e ammettere che abbiamo sbagliato. E’ quindi necessario, se non vitale, cambiare anche il partito, il nostro modo di rapportarci alla gente, al nostro elettorato che guarda a noi, ancora,  come una forza in grado di governare un paese e una città che si trovano in una situazione difficile, attraversando il momento forse più nero sia della storia nazionale che di quella cittadina. In questo, all’interno del Pd, a Civitavecchia, non abbiamo voluto rinnovare non tanto il gruppo dirigente rimasto nonostante tutto impantanato in questioni legate a rappresentanze più o meno legate al vecchio modo di gestire il partito, quanto il modo di fare e di pensare. Ecco perchè oggi il Partito Democratico appare alla gente  come una riserva indiana, dove si parla molto, si fuma magari il calumet della pace, si resta legati alle liturgie dei direttivi e  degli attivi ma di fatto non si fa azione. Azione come quella di creare per esempio  una vera area nuova, fatta non tanto di giovani  a livello anagrafico quanto di teste che pensano ad un partito che sia invece percepito come una prateria, in grado di aprire le porte, che sia inclusivo di quella parte dell’elettorato di centro sinistra che non si è riconosciuto nelle nostre proposte e che per punirci ha votato il Movimento 5Stelle. Che ha vinto, non usiamo giri di parole, perchè ha saputo tradurre in proposte i bisogni della gente. Per questo sogno da tempo un Partito Democratico che in Parlamento proponga subito una legge elettorale nuova, che rifiuti il finanziamento pubblico ai partiti e che tagli le spese vergognose di rappresentanza. Almeno per cominciare. Ecco, il punto secondo me è questo: mentre noi eravamo presi dal congresso,  dal ricucire gli strappi atavici che hanno lacerato il partito , caricando il  segretario Patrizio De Felici di responsabilità che di fatto non sono state sue, anzi, e per le quali ha cercato di far convergere il Partito su una sintesi che di fatto non c’è stata, anche per volontà personali,  la gente ci cercava, molto spesso non ci ha trovati e ha rivolto il suo sguardo al Movimento 5 Stelle. Ed è per questo che è necessario oggi costruire una vera città democratica, che veda gli amministratori stare in mezzo alla gente non solo nei periodi elettorali, ma che abbiamo modo di ascoltare proprio le loro istanze sempre, che sappiano dare risposte anche dalle stanze del potere, perchè di fatto se usate bene le poltrone posso fare molto per la gente. Anzi moltissimo. La mia personale esperienza di Assessore mi ha dimostrato che vale più una telefonata e una segnalazione fatta velocemente per risolvere un problema che mille riunioni programmatiche. E’ dunque  necessario accompagnare il cambiamento perché è necessario che ci rendiamo conto una volta per tutte che quando ci mettiamo in mezzo alla gente, con i nostri militanti, le cose funzionano, i cittadini ci riconoscono come partito di governo,  mentre quando ci ritroviamo tra noi, con troppi generali del gruppo dirigente, accade meno. Ed è questa la strada che il nostro Circolo deve intraprendere, perché è nella mancanza di attenzioni alle cose più semplici  che commettiamo gli errori più grandi, come il mancato ascolto della popolazione. L’altra questione è che alle elezioni primarie dello scorso dicembre il Pd di Civitavecchia ha commesso credo un errore strategico, quello di non dare la possibilità di rinnovare il Partito Democratico a quella spinta forte da qualche anno si è manifestata all’interno del partito. Abbiamo oggi un’occasione straordinaria  di cambiare il Pd, perchè abbiamo donne e uomini pronti a fare quelle cose che da anni ci chiedono gli elettori e che come ho detto più volte in molte occasioni hanno proposto i movimenti e le associazioni, dettando l’agenda politica, di fatto, non solo al PD ma a tutto il centro sinistra. Questa è la verità, può anche fare male ma dobbiamo prenderne atto, non tanto in virtù del risultato elettorale ma perchè il senso di responsabilità verso il paese  e verso la nostra città è al centro della nostra azione politica e non possiamo ignorare questo aspetto. In questo mi assumo tutta la responsabilità di non aver dato quel colpo di reni prima delle elezioni sia primarie che politiche e regionali semplicemente perché ho sbagliato. Lo ammetto, non ho avuto il tempismo di cogliere al volo la grande occasione di rinnovamento del Pd che si era da tempo manifestata con il Sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Ho sbagliato ma non ho mai parlato di rottamazione, anzi è una parola che non mi appartiene mentre tre mesi prima delle elezioni primarie ho pregato il Direttivo di creare qualcosa di veramente nuovo, l’area Renzi, perché ho sentito che era giunto il momento di fare qualcosa, benché io non sia stata renziana dalla prima ora. Ma come ho detto si può anche sbagliare, l’importante è riconoscerlo. Per questa mia presa di posizione ho ricevuto un diniego totale proprio durante un direttivo di metà novembre 2012 in cui solo per spirito di servizio e responsabilità mi ha convinto a sostenere Bersani. Ma come ho detto ho sbagliato. Si può essere messi alla gogna per questo? Non credo proprio. E non c’entra nulla la salita sula carro del vincitore, visto che Matteo Renzi le primarie le ha perse. Una ultima riflessione sulla questione della dirigenza del PD. I germogli degli alberi, la nuova classe dirigente del Partito Democratico, non potrebbero mai nascere se i rami, le aree, il tronco e le radici dell’albero, i nostri iscritti,  non fossero saldamente da anni ancorati al terreno, fin dentro le viscere della terra grazie a quei militanti che lavorano umilmente per mantenere vivo e rigoglioso quell’albero, anche spesso senza l’aiuto di alcuni dei tanti, troppi, generali che nel PD usano l’albero  solo per beneficiarne dei frutti ma credo che  come sia giusto tenere conto di tanti democratici che nel passato hanno dato il loro prezioso contributo al nostro partito, sia necessario se non vitale aprire le porte della riserva indiana che è stata fino adesso il PD  e trasformarsi in una sconfinata prateria, dando la possibilità ai quei germogli di essere loro domani alberi di questa grande prateria. Questa è l’immagine che ho del nostro partito dove ovviamente la rottamazione non c’entra nulla. Solo così potremmo riprendere il ruolo di partito leader del governo di centro sinistra in Italia e a Civitavecchia e dare finalmente risposte alla popolazione che ancora guarda a noi, nonostante il risultato elettorale, come un’ancora  contro la deriva politica generale a cui stiamo assistendo in questi giorni”.

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