Crisi, Tidei (Pd): Subito tavolo Tirreno Power, tutelare lavoratori e produzione

17 giugno 2014

Attivare un tavolo di confronto sulla vertenza Tirreno Power per tutelare i posti di lavoro a rischio negli impianti dell’azienda e per salvaguardare la produzione di energia elettrica. E’ quanto chiede la deputata del Pd, Marietta Tidei, in un’interrogazione al Governo depositata in commissione Attività produttive alla Camera. “E’ indubbia – sottolinea Tidei – l’importanza che Tirreno Power rappresenta nel panorama italiano della produzione di energia elettrica, con 17 centrali idroelettriche, tre centrali termoelettriche e con una dimensione occupazionale di assoluto rilievo, pari a oltre 500 occupati”. “E’ importante rilevare – prosegue – che soltanto nel 2009 la stessa società ha assunto, a tempo indeterminato, giovani dipendenti nelle sedi di Civitavecchia e di Vado Ligure”. “La società – spiega Tidei – ha annunciato ai sindacati che procederà a 315 licenziamenti, con un taglio dell’organico che dalle 508 unità attuali, porterebbe il numero dei dipendenti a 193, con una riduzione di oltre il 60% dell’organico complessivo”. “Una situazione molto delicata soprattutto per l’impianto di Torrevaldaliga Sud, a Civitavecchia, e a Napoli, dove è previsto un taglio dei lavoratori del 60 per cento”, aggiunge. “A seguito della riconversione della centrale a carbone di Enel, attigua all’impianto di Torre Sud – spiega ancora Tidei – nella convenzione tra Enel, comune di Civitavecchia e Governo è stata prevista una clausola di salvaguardia che prevede il riassorbimento di eventuali esuberi dalla centrale di Torrevaldaliga Sud, di proprietà Tirreno Power, in Enel: gli esuberi previsti per Civitavecchia risultano essere 80 sui 130 dipendenti attuali”. “Il tavolo di confronto – conclude – deve coinvolgere tutti i soggetti interessati: i rappresentanti istituzionali nazionali e locali, i sindacati e le società Enel e Tirreno Power, con l’obiettivo di arrivare a una soluzione che da una parte tuteli la produzione di energia elettrica e dall’altra i lavoratori, anche alla luce dei drammatici dati sull’occupazione resi noti dall’Istat nel suo ultimo rapporto annuale”. 

Il testo dell’interrogazione:

Per sapere – premesso che:

Tirreno Power, società operante nel settore energetico,  e’ una società per azioni attualmente partecipata al 50 per cento da Gdf Suez e per il restante 50 per cento  da una “scatola” le cui quote sono detenute prevalentemente da Sorgenia e in misura molto minore, ma pari, da  Iren e da Hera;

in data 6 giugno 2014 è stato firmato dal Ministro dell’Ambiente il Decreto Ministeriale n. 157 relativo alla sospensione temporanea dell’esercizio delle sezioni VL3 e VL4 della centrale termoelettrica della società Tirreno Power S.p.A. ubicata nei comuni di Vado Ligure e Quiliano, nella provincia di Savona. Nel decreto ministeriale si evince che la sospensione temporanea dell’Autorizzazione Integrata Ambientale è dovuta al mancato rispetto di avvio dei lavori di realizzazione della nuova sezione VL6, la cui realizzazione avrebbe, in ossequio al programma previsto dall’AIA del dicembre 2012, comportato la continuazione del funzionamento della sezione VL4, previa riqualificazione, e la definitiva dismissione della sezione VL3;

precedentemente, in data 14 maggio 2014, la Società Tirreno Power ha presentato al Gip istanza di dissequestro dell’impianto e contemporaneamente ha richiesto il cambio del custode giudiziario nella persona dell’ingegnere Pasquale D’Elia;

la suddetta sospensione dell’AIA pone in prospettiva ulteriori gravissimi problemi occupazionali già sul tappeto. A seguito di tale sospensione, la società Tirreno Power proprio nei recenti giorni, ha ufficialmente inviato alle rappresentanze sindacali aziendali la comunicazione di licenziamento collettivo che interessa 315 lavoratori, secondo quanto previsto dalla legge 23 luglio 1991, n. 223 ai sensi dell’art. 4 commi 2 e 3, con un taglio dell’organico che dalle 508 unità attuali, in forza a tutta la Società,  porterebbe il numero dei dipendenti a 193, con una riduzione di oltre il 60 per cento dell’organico complessivo;

relativamente al sito produttivo di Napoli Levante la riduzione occupazionale, riguarderebbe circa il 60 per cento del complesso della forza lavoro. Ciò andrebbe ad aggravare non solo i livelli occupazionali, critici particolarmente nelle regioni meridionali, ma rischierebbe di compromettere il futuro di un’azienda che è fondamentale per la regolazione del sistema elettrico in Campania e nel Mezzogiorno;

per quanto attiene alla centrale di Torrevaldaliga Sud, che si compone di due unità a ciclo combinato alimentate a gas naturale per una potenza complessiva pari a circa 1.200 MegaWatt, essa occupa 94 dipendenti legati alla produzione più il nucleo della direzione Energy Management (18 unità) più le funzioni di staff di centrale (18 unità) che portano il totale del personale che opera presso il sito di Civitavecchia a 130 unità. Tale sito produttivo, attiguo alla centrale a carbone Enel, risente della riconversione a ciclo combinato avviata nel 2003 e predeterminata con il DPCM 4 agosto 1999 (c.d. Decreto D’Alema) che successivamente al D. Lgs. 79/99 (c.d. Decreto Bersani) ha definito specificamente quale dovesse essere il mix produttivo prospettico di ciascuna delle tre Gen.co. che avrebbero ereditato i circa 15.000 Mwh ceduti da Enel nell’ottica della liberalizzazione del mercato elettrico nazionale;

quando si realizzò il passaggio del personale tra Enel ed Interpower (divenuta poi Tirreno Power), avvenuto senza la facoltà di scelta,  Enel stessa riversò nella nuova nata tutto il personale in esubero della più grande centrale di Torrevaldaliga Nord (oggi appunto riconvertita a carbone) non considerando, tra l’altro, l’imminente obsolescenza del 4 gruppo ad olio combustibile di Torrevaldaliga Sud, la cui sezione produttiva, difatti, nel 2011 è stata definitivamente fermata con prescrizione del Ministero dell’Ambiente rendendo oggi disponibili, in aggiunta agli spazi degli ex serbatoi, aree pregiate a ridosso del porto e della centrale Enel “concorrente”;

è indubbia l’importanza che la società Tirreno Power S.p.A. rappresenta nel panorama italiano della produzione di energia elettrica, con diciassette centrali idroelettriche e tre centrali termoelettriche e con una dimensione occupazionale di assoluto rilievo, con i suoi oltre 500 occupati. E’ importante rilevare che soltanto nel 2009 la stessa ha assunto, a tempo indeterminato, giovani dipendenti nelle sedi di Civitavecchia e Vado Ligure;

i rilievi di natura occupazionale, come è evidente, si amplificherebbero notevolmente se si considerano i negativi effetti che un tale ridimensionamento produttivo e impiegatizio avrebbero sull’intero indotto e sulle popolazioni che già hanno pagato un contributo rilevante in termini ambientali;

considerato altresì che:

a seguito della riconversione del sito Enel di Torrevaldaliga nord approvata dal Consiglio Comunale di Civitavecchia nel 2003, fu approvato nella apposita convenzione tra Enel, Comune e Governo, la clausola di salvaguardia (punto 6.6) che prevede il riassorbimento di eventuali esuberi dalla centrale di Torrevaldaliga sud (di proprietà Tirreno Power) in Enel. Gli esuberi previsti per Civitavecchia risultano dal documento sopra citato essere 80 sui 130 dipendenti attuali;

si chiede di sapere:

se non ritenga opportuno aprire con urgenza un tavolo di confronto con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, rappresentanti istituzionali nazionali e locali, della Società di cui in premessa, così come di Enel, nonché rappresentanti dei lavoratori, al fine di addivenire ad una soluzione che tenga insieme la salvaguardia della produzione di energia elettrica, a garanzia di un’adeguata offerta energetica necessaria per la ripresa economica, e la tutela dei livelli occupazionali resasi ancora più urgente a seguito dei drammatici dati sull’occupazione resi noti recentemente dall’Istat nel suo ultimo Rapporto Annuale del 2014;

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