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Costa Concordia. Tidei scrive al premier Monti e al ministro Clini

11 marzo 2013

Riceviamo e pubblichiamo il testo integrale della lettera che il sindaco di Civitavecchia Pietro Tidei ha inviato al Presidente del Consiglio Mario Monti, al Ministro dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti Corrado Passera, al Ministro dell’Ambiente del Territorio e del Mare Corrado Clini, al Capo del Dipartimento Protezione Civile Franco Gabrielli, al Presidente Regione Lazio Nicola Zingaretti e al Presidente Regione Toscana Enrico Rossi, sul trasferimento della Costa Concordia a Piombino.

“Apprendo da notizie di stampa che sarebbero state adottate decisioni circa il trasferimento  della nave “Costa Concordia” nel porto di Piombino per la sua demolizione. Tale decisione non ha visto coinvolta la città di Civitavecchia ed il suo porto che si sono candidati, con mia ultima nota dell’11 febbraio scorso, ad ospitare la nave per i lavori in parola.

Corre innanzitutto  l’obbligo di segnalare che le distanze dei due porti dal luogo dell’incidente sono sicuramente equivalenti ( circa 39 miglia) e che il porto di Civitavecchia è pronto per ricevere la nave disponendo già oggi di fondali adeguati (18 metri) , di un adeguato bacino interno e di ampie aree per le lavorazioni. Significando ciò che fra la rimozione della nave ed il successivo arrivo del convoglio a Civitavecchia, non verrebbe frapposto tempo alcuno per l’inizio delle opere.

Il tutto con un modesto impegno di spesa, non significativo in questo momento di così grave crisi finanziaria per lo Stato e di tanto sbandierato processo di spending review.

Al contrario la scelta del porto di Piombino comporterebbe un impegno di spesa compreso tra i 150 e 200 milioni di euro, da reperire nelle pieghe del bilancio dello Stato che appaiono destinati più a soddisfare l’aspirazione di quel porto ad ampliare la propria infrastruttura che a risolvere il problema “Costa Concordia.” Ma ancor più vale la considerazione che eseguire escavazioni di fondali, costruire difese foranee, modificare  banchine e arredi portuali indispensabili per le lavorazioni di cui trattasi, comporta un impegno di 1-2 anni, anche volendo ridurre al minimo, in urgenza, i tempi di una istruttoria tuttavia comunque obbligatoria per legge.  E ciò in presenza di un importante opposizione che le organizzazioni ambientaliste hanno già manifestato sulla stampa e che si preparano ad incrementare.

E’ di tutta evidenza, quindi, che oggi non appare garantita la soluzione di continuità fra le operazioni di recupero del relitto e l’inizio delle operazioni di demolizione e che , tanto meno, alcun  cenno si è fatto circa la destinazione della nave nel periodo di attesa che si prospetta per l’adeguamento strutturale del porto di Piombino. E’ solo il caso di accennare ,da ultimo, che nel porto di Civitavecchia, a motivo di importanti adeguamenti strutturali già in atto, sono dislocati mezzi meccanici ed attrezzature di adeguata capacità per fare fronte a lavori di così importante valore tecnico-ingegneristico.

 Non si può da ultimo sottacere che da tempo la Città di Civitavecchia aspira a veder sviluppare  il proprio porto anche come polo industriale, segnatamente cantieristico, mirato alla promozione occupazionale ed alla diversificazione di attività portuali.

 Alla luce di tutto quanto sopra, quindi, chiedo che le Istituzioni in indirizzo soprassiedano da decisioni che potrebbero rivelarsi inadeguate ed affrettate senza aver prima valutato comparativamente la sussistenza di elementi determinanti per la ricerca di una soluzione, la meno impegnativa dal punto di vista finanziario e temporale nonché la più tecnicamete adeguata nel miglior superiore interesse dello Stato e che, a chi scrive, appare essere in tutta la sua evidenza, il porto di Civitavecchia.

Rivolgo quindi cortese sollecitazione affinchè venga indetto, quanto prima, un incontro  tra tutti i soggetti interessati alla ricerca della migliore soluzione di cui sopra restando a disposizione per una urgente convocazione”.

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