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Conferimento dei rifiuti romani: cosa ci deve preoccupare davvero.

18 giugno 2018

La ripresa del conferimento d una percentuale dei rifiuti di Roma presso la discarica di Fosso Crepacuore non aggiunge niente di nuovo alle vecchie e già note previsioni, dato che essa rappresenta, tra l’altro, il frutto di una cattiva gestione partita già diversi anni fa. Conoscere la situazione odierna e gli antefatti è necessario per avere una idea complessiva dei rischi che si corrono,  specie  nel caso di un commissariamento regionale dei rifiuti.

La discarica fosso Crepacuore, gestita da HCS, è stata chiusa nel dicembre 2015 dalla Regione, a causa della deplorevole ed inefficace gestione dell’impianto: in sostanza, non erano stati accantonati i fondi per assicurare il fine esercizio del sito, periodo in cui vanno eseguiti una serie di interventi per la messa in sicurezza del luogo.

Parte, così, il ricorso al TAR ( Comune ed HCS) e al Consiglio di Stato;  le sentenze fanno ricadere la gestione in capo alla MAD, società privata, concessionaria dal 2010 dell’autorizzazione originaria (autorizzazione concessa con l’Amministrazione Moscherini ed ancora valida, per 900.000 mc, di cui ne rimangono  160.000 ). In fondo il Comune ha dato il suo lasciapassare a questa prospettiva perché non è ricorso al Consiglio di Stato ed HCS a gennaio ha ritirato il ricorso in quella sede né ha cercato di fermare la rispesa dei lavori per questo nuovo invaso, programmati ed iniziati a maggio.

Da dicembre 2015, a seguito della revoca dell’autorizzazione al conferimento, la Regione ha autorizzato l’Amministrazione Comunale a conferire i rifiuti a Viterbo, per un ammontare di circa 144.000 mc. Se in città fosse partita la raccolta differenziata, si sarebbe avuto un notevole risparmio, riducendo considerevolmente la quantità di rifiuti da conferire.

Da oggi, i 160.000 mc rimanenti a Fosso Crepacuore verranno riempiti con una piccola percentuale dei rifiuti di Roma e di qualsiasi altro comune della provincia. Se la discarica avesse continuato a funzionare solo per Civitavecchia, la sua durata stimata sarebbe stata di un anno; in questo modo, la discarica verrà colmata in pochi mesi. La ripresa del conferimento permette di regolarizzare le anomalie gestionali che hanno determinato l’interruzione del servizio; una volta che il sito verrà colmato, tutto il sito verrà messo in sicurezza e chiuso definitivamente, risolvendo anche i problemi per  gli invasi precedenti.

Chiunque sarà a conferire i rifiuti, poco importa. Quello che importa è la mancanza di una programmazione seria e responsabile del ciclo dei rifiuti nel Lazio, regione in cui si sta assistendo al rimpallo delle responsabilità tra Sindaco della città metropolitana e Governatore. Infatti, la Raggi accusa Zingaretti di non aver varato il nuovo piano dei rifiuti mentre Zingaretti incolpa la Raggi di non aver ancora indicato quali aree sarebbero disponibili per realizzare gli impianti. Stando così le cose, quello che deve preoccuparci è che a causa di questo teatrino politico, la possibilità che vengano assunte decisioni unilaterali e coercitive (bruciare i rifiuti nella centrale) non appare così remota. Tra i due litiganti, il vicepresidente del Consiglio Regionale, Devid Porrello, continua a tacere e a rimandare la propria presa di posizione, perché?

Ma anche gli altri rappresentanti istituzionali come i consiglieri regionali De Paolis e Tidei, nonchè i parlamentari Battilocchio e Grande dovrebbero darsi da fare, ben venga la proposta del sindaco di Tolfa Landi di costituire un tavolo interistituzionale.

Civitavecchia 18 giugno 2018

Vittorio Petrelli

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