Chiesti due anni dal Pm per Vito Dinuzzi

6 marzo 2014

Due anni di reclusione per omicidio colposo. È la richiesta avanzata dal Pm Eugenio Rubolino al termine della requisitoria pronunciata questo pomeriggio al Tribunale nell’ambito del processo per la morte di quattro giovani civitavecchiesi Indra e Daniele Mercuri, Gianmarco Coccioloni e Giovanni Siena, che persero la vita il 28 dicembre 2008 quando la Nissan Micra guidata da Yuri Capparella, unico sopravvissuto al tragico incidente, precipitò su Via delle Vigne dalla bretella porto A12. La requisitoria del magistrato ha toccato sia gli aspetti umani che quelli tecnico-giuridici della vicenda che sconvolse Civitavecchia, vagliando anche i punti salienti di tutte le testimonianze che, nel corso del processo, si sono susseguite davanti al Giudice. Rubolino ha evidenziato la responsabilità penale dell’unico imputato ancora in giudizio, Vito Dinuzzi, direttore dei lavori nell’ambito dell’appalto conferito ad Anas per i lavori di realizzazione di via Braccianese Claudia. Durante la sua requisitoria, il Pm ha evidenziato la presenza di condotte omissive e commissive da parte dell’imputato. La condotta omissiva consiste nel non aver protetto quel tratto di strada con barriere idonee che avrebbero impedito il salto nel vuoto della Nissan Micra. Nella sua requisitoria il magistrato ha sottolineato che quella strada, nonostante l’evidenza, non era mai stata segnalata come pericolosa, e che ci sono volute delle vittime per far sì che fosse riconosciuta come tale. La condotta commissiva, invece, consiste nell’aver realizzato una cunetta difforme dalla norma perchè più profonda di quello che dovrebbe essere: 70 centimetri anzichè 50, una misura che impedisce di mantenere il controllo delle ruote in caso di urto. Due anni di reclusione, quindi, è stata la richiesta finale del pm per Dinuzzi. La posizione dell’altro tecnico Anas, Franco Liani, è stata invece stralciata per patologia e difficilmente l’imputato potrà rientrare in giudizio. Alla prossima udienza, fissata al 14 marzo, discuteranno le parti civili, ossia i legali difensori delle famiglie delle quattro vittime.

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