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Calcio. Civitavecchia 1920, condannati a vincere

2 settembre 2016

Nascondersi è impossibile. Per circa un mese il Civitavecchia ha lavorato sodo sotto temperature roventi, gravato da doppie, martorianti sedute atletiche, vessato dalla critica (biglietto in mano e sempre in prima fila) e dalla stampa, colpito duro insomma, all’indomani o dopo pochi minuti, dalla fine di gare amichevoli. La squadra, forte dell’esperienza conclamata di cui può beatamente fregiarsi, ha fatto quadrato, protetta anche da quel muro invalicabile, composto da chi si adopera col cuore quotidianamente, per il bene dei colori, per difendere anche la STORIA. A Monterosi, lontano da troppi forse, occhi indiscreti, il Civitavecchia ha mostrato i propri muscoli, le proprie fattezze, le virtù che la issano sulla vetta, come una delle regine indiscusse dell’intera Eccellenza laziale. Qualcuno ha detto di aver “sgambato” coi nero azzurri al Martoni: se la poteva risparmiare, soprattutto dopo aver visto due calciatori viterbesi finire anzitempo sotto la doccia, per rosso, da nervo scoperto palese di massa, diretto. Facciamo che sono punti di vista e che non se ne parli maldestramente più: ad ognuno le proprio croci, da portare e difendere insomma. Luciani, Gimmelli, Bricchetti, Laurato, Scibilia, Palermo, Vegnaduzzo, Garat e dulcis in fondo Alfonsi: è una parata di stelle ed il primo ad esserne consapevole è proprio patron Costanzo Arduini, fautore principe di tutto ciò. Era da anni che il Civitavecchia non presentava, alla piazza, una vetrina così ricca e sfarzosa: anni passati di prolifica costruzione o ricostruzione, per arrivare, nuovamente, ad infiammare con la fantasia proletariato e nobiltà del calcio civitavecchiese.

(Fonte e Foto: Gabriele Tossio).

 

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