Agostini (Sel): ” a proposito della Tia straordinaria”

8 marzo 2014

Dall’ex consigliere comunale Giulio Agostini riceviamo e pubblichiamo. “Proviamo a fare un po’ di chiarezza, restando rigorosamente ai fatti e alle norme vigenti, senza demagogia, che qualifica chi la fa perché è buona ai soli fini elettoralistici ma discutibile dal punto di vista etico. La Tia straordinaria è una tassa che può essere applicata quando il costo del servizio di igiene urbana è superiore di oltre il 10% a quanto stabilito nel piano economico finanziario predisposto annualmente. In tal caso il Comune, per ripianare il mancato introito, ha facoltà di emettere tale tassa. Questo dicono il D.P.R.158/99 (che definisce appunto il piano economico finanziario della TIA) e il regolamento comunale. L’alternativa è portare il deficit nei bilanci successivi e scommettere sul ripianamento nel tempo attraverso minori costi o maggiori entrate. Questa è stata peraltro la linea seguita generalmente dalle precedenti amministrazioni, la qual cosa ha determinato un accumulo di crediti divenuti nel tempo per larga parte inesigibili e quindi da considerare svalutati. Milionidi euro di crediti che venivano regolarmente riportati a bilancio ma che tutti sapevano che non sarebbero mai stati incassati. Tralasciando i motivi che avevano condotto a tale situazione e le eventuali responsabilità, in quanto ormai noti a tutti gli uni e le altre, il dato vero è che l’amministrazione Tidei in quel momento si è trovata di fronte a due opzioni: continuare nel solito andazzo irresponsabile o ripianare la situazione. La novità determinante, che ha reso la scelta obbligata, è stata la condizione di HCS, trovatasi improvvisamente in liquidazione, causa la mancata approvazione del bilancio e la conseguente mancanza di continuità aziendale. Il liquidatore, correttamente, ha richiesto esplicitamente al socio unico, ossia il Comune, l’applicazione del regolamento comunale, ovvero il ripianamento del costo del servizio tramite l’emissione, appunto, di una Tia straordinaria. Quindi, da parte sua un atto dovuto. La domanda, ora come allora, è la seguente: in quel momento esisteva un’alternativa possibile? Oggettivamente, come detto, nessuna, e questo perché la legge dice che il costo del servizio deve essere interamente coperto dalla tariffa. Il Comune poteva fare orecchie da mercante, è vero, e quindi declinare sulla richiesta del liquidatore, ma il rischio era quello di aumentare le possibilità di fallimento immediato e comunque la certezza assoluta era l’aumento della Tia l’anno successivo, proprio per il principio già citato, cioè che il costo del servizio deve essere coperto dalla tariffa. Nessuna delle forze politiche che componevano la maggioranza avrebbe voluto assumere la decisione di mettere questa tassa, tanto più odiosa perché va a colpire ingiustamente coloro che già avevano pagato, ma il senso di responsabilità che deve essere patrimonio di un amministratore pubblico ha prevalso sul rischio certo di impopolarità. In quel momento, tra l’altro, occorreva disperatamente liquidità per pagare gli stipendi e la tredicesima ai lavoratori, la Tia straordinaria ha consentito di assicurare le somme occorrenti per questo scopo, potendole il Comune, in questo modo, anticipare. Per rendere credibile e giustificata la scelta dolorosa che siamo stati costretti ad assumere abbiamo pensato e preteso dei correttivi, resi espliciti con l’approvazione di un ordine del giorno, che personalmente ho redatto e proposto, il cui punto più qualificante in esso contenuto, oltre all’impegno senza quartiere per il recupero dei crediti fino a quel momento considerati inesigibili, era l’ulteriore impegno del Comune a restituire le somme pagate. Ovviamente ciò sarebbe stato possibile solo a patto che esse fossero state corrisposte dalla maggior parte dei contribuenti: ciò avrebbe determinato un aumento delle entrate correnti e quindi un surplus nel bilancio, che tecnicamente si chiama “sopravvenienza attiva”. Tale posta può essere impiegata esclusivamente per diminuire il peso delle bollette successive, sempre per il principio più volte ricordato dell’obbligo di copertura del servizio tramite tariffa. La restituzione nel tempo della Tia straordinaria non si palesava quindi come la solita promessa sterile e fasulla, ma come un fatto sostanziale, supportato da elementi tecnici, oltreché politici, incontrovertibili. Ora, il ricorso da parte di Ascom e Codacons, al di là della visibilità garantita per i vincitori ricorrenti, rischia di essere una vittoria di Pirro: la Tia, nel frattempo diventata Tares, deve essere pagata comunque, proprio perchè il servizio deve essere coperto, pertanto assisteremo inevitabilmente ad un aumento della Tares per quest’anno, con l’ulteriore beffa che chi ha pagato sarà costretto nuovamente a farlo, mentre la restituzione promessa non sarà più possibile, se non per via giudiziaria a seguito di ricorso individuale, difficilmente praticabile, dall’esito incerto e comunque non immediato. Una soluzione potrebbe essere quella di considerare la Tia straordinaria pagata quale anticipo della Tares calcolata per il 2014: ciò consentirebbe fra l’altro un recupero di giustizia fra coloro che hanno pagato e quelli che non l’hanno fatto preferendo il ricorso. Non entro nel merito del dispositivo della sentenza, da tempo ho rinunciato a comprendere i meccanismi giudiziari che spesso disconoscono le stesse leggi vigenti, in una sorta di masochismo che rende vieppiù incerto il quadro di riferimento. Pertanto mi limito a rilevare il rischio di inefficacia del provvedimento giudiziario. Quello che invece mi lascia sbalordito (ma ciò è dovuto senz’altro alla mia inguaribile ingenuità) è l’atteggiamento di certi personaggi politici, che preferiscono cavalcare la facile demagogia ai fini del consenso elettorale anziché spiegare lealmente la situazione; non esitano a rinnegare le scelte fatte, con ciò dimostrando irresponsabilità, ma anche protervia nel non riconoscere eventuali errori compiuti in buona fede (data per buona anche la buona fede dei giudici, ovviamente). Recitare spregiudicatamente due parti in commedia è il talento dei veri politici della società odierna, farà ancora più male constatare che molto probabilmente qualcuno li rivoterà pure”.

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